Sita nell’estrema punta nord-orientale della Sicilia, a Capo Peloro, di fronte Reggio Calabria, città con la quale da tempo costituisce un’unica conurbazione e dalla quale Ú separata dall’omonimo Stretto, una delle vie d’acqua più strategiche del Mar Mediterraneo (il ððð«ð ððšð¬ðð«ð®ðŠ, per millenni ðð«ðšððð¯ð¢ð ðð¢ ð ðð§ðð¢ ð ðð®ð¥ðð®ð«ð, ð¥ð®ðšð ðš ðð¢ ð¬ðððŠðð¢ ððšðŠðŠðð«ðð¢ðð¥ð¢ ð ðððððð ð¥ð¢ð, ð¢ð§ððšð§ðð«ð¢ ð ð¬ððšð§ðð«ð¢), venne fondata dai ðð¢ðð®ð¥ð¢ (che coi Sicani e gli Elimi furono le popolazioni preelleniche della Trinacria) con il nome di ðððððð nel 757 a.C., che nella loro lingua significava “ððððð”, e fu nell’antichità porto e riparo per pirati, argonauti ed esploratori. Venne popolata in seguito dai greci venendo rinominata ððð ð ð̀ðð ma non come colonia, bensì come ððððððð, ossia come “ð©ðšð¥ð¢ð¬ ðð¢ ð§ð®ðšð¯ð ððšð§ððð³ð¢ðšð§ð, ð§ððð ððð¥ ðð¢ð¬ðððððš ððð¥ð¥ð ð©ð«ðšð©ð«ð¢ð ðð¢ððð̀ ð’ðšð«ð¢ð ð¢ð§ð ðð¢ ð®ð§ ð ð«ð®ð©ð©ðš ðð¢ ðð¢ððððð¢ð§ð¢, ðð¡ð ð¬ð¢ ðð«ðð¬ððð«ð¢ð«ðšð§ðš ð¢ð§ ð®ð§ð ððð«ð«ð ð¥ðšð§ððð§ð ð ððð«ððð«ð ððð§ððš ð¯ð¢ðð ðð ð®ð§ð ð§ð®ðšð¯ð ððšðŠð®ð§ð¢ðð̀ ð©ðšð¥ð¢ðð¢ðð”, provenendo quei greci dalla Messenia del Peloponneso. Fu sotto il dominio del tiranno ðð§ðð¬ð¬ð¢ð¥ððš, che realizzò il primo tentativo di unire politicamente in un’unica metropoli le due città delle sponde opposte dello Stretto. E divenne ððð£ðð¡ðð ðððððððð¡ð in epoca romana (comunità /stato alleata dell’Impero). La sua posizione strategica di ðð¥ðð¯ððŠ ðð¢ðð¢ð¥ð¢ðð, ossia di “chiave strategica” per la conquista dell’isola, l’ha posta nei millenni al centro della storia del Mediterraneo, tanto da contendersi, per un certo periodo, il titolo di Capitale della Sicilia con Palermo.
Il trekking urbano che ieri ti ha coinvolto in una passeggiata per le strade della città , ti ha portato alla riscoperta di antiche storie del folklore siculo che già conoscevi (ðð«ð ðŠð¢ððšð¥ðšð ð¢ð, ððð§ððð¬ðŠð¢, ððšð¥ð¥ðððð¢, ð¬ðð«ðð ð¡ð ð ð¥ð®ð©ð¢ ðŠðð§ð§ðð«ð¢), ma anche alla scoperta di curiosità storiche e leggende popolari per te invece assolutamente nuove.
Il titano ðð«ðšð§ðš (Saturno per gli antichi romani), Dio del tempo e padre di Zeus, affascinato dalla bellezza dello Stretto e volendo lasciare un segno indelebile della sua presenza in quella terra, avrebbe poi con la sua falce plasmato l’iconico porto naturale dell’antica ðððððð. La presenza nel vascone che sostiene la Statua del Nettuno delle raffigurazioni di ððð¢ð¥ð¥ð e ððð«ð¢ððð¢, richiama a sua volta le figure mitologiche di omerica memoria: le sirene, creature dal corpo per metà donna e metà uccello (conseguenza di un incantesimo vendicativo da parte di Afrodite, disprezzata dalle sirene per i suoi amori; ma quando le sirene sfidarono nel canto le Muse, quest’ultime strapparono loro le ali e le gettarono nel Mar Egeo dove Poseidone, mossosi a pietà , le dotò di una coda di pesce), incantavano con la loro voce i naviganti facendoli naufragare sugli scogli - tra parentesi, nei fondali dello Stretto si trova una rarissima foresta di laminarie, alghe giganti alte sino a 10 metri, che, quando venivano trovate a riva, erano interpretate come i lunghi capelli delle sirene; ððð¢ð¥ð¥ð, mostro marino per metà donna e per metà tritone dalle gambe serpentine sormontate da teste canine (in origine una bellissima ninfa di cui si sarebbe invaghito Glauco - semidio marino metà uomo e metà pesce, allorché la Maga Circe, gelosa perché segretamente innamorata del giovane, la trasformò in un terribile mostro versando una pozione nello specchio d’acqua dove Scilla era solita fare il bagno coi suoi cani), viveva arroccata tra le rupi da dove si avventava sui naviganti; ððð«ð¢ððð¢, mostro marino dalla gigantesca bocca piena di denti e dalla voracità infinita (in origine una bellissima ninfa che un giorno osò rubare i buoi di Gerione, tantoché Zeus, adirato, la gettò in mare dopo averla tramutata in mostro), viveva tra i flutti dove risucchiava l’acqua e la rigettava creando enormi vortici che affondavano le navi in transito: furono tutti affrontati da ðð¥ð¢ð¬ð¬ð tra queste coste. |
| la Fontana di Orione |
La ð
ðšð§ððð§ð ðð¢ ðð«ð¢ðšð§ð (fontana monumentale completata nel 1553 anch’essa dal ððšð§ððšð«ð¬ðšð¥ð¢, sita in P.zza Duomo), raffigura ðð«ð¢ðšð§ð, il mitico fondatore della città , col suo cane ðð¢ð«ð¢ðš. Orione era un gigante dalla triplice paternità , essendosi generato dall’orina di Zeus, Poseidone ed Ermes. Si racconta che abbia presieduto i lavori della costruzione della città di ðððððð. Quando Artemide, la Dea della caccia che con lui condivideva molte battute di caccia e ne era perdutamente innamorata, scoprì che Orione si era invaghito delle Pleiadi, accecata dalla gelosia lo fece avvelenare da uno scorpione. Zeus, mossosi a pietà , lo pose tra le stelle assieme al suo fedele cane.
La Sicilia, in particolare la litoranea nord da Milazzo a Messina e a sud fino a Catania, era considerata dai greci il ð©ððð¬ð ðð¢ ð ð¢ð ðð§ðð¢ ð ðð¢ðð¥ðšð©ð¢ (il già citato Orione, il ciclope ððšð¥ð¢ðððŠðš di omerica memoria, figlio di Poseidone e di una ninfa, i lestrigoni, popolo leggendario di giganti antropofagi, il gigante Encelado imprigionato da Zeus dentro l’isola e di cui l’Etna sarebbe la bocca, e così via). Tra questi, il gigante ððð¥ðšð«ðš. Questi fu trasformato in pietra in seguito alla sconfitta dei giganti da parte degli dÚi olimpici, divenendo il promontorio che oggi porta il suo nome, ððð©ðš ððð¥ðšð«ðš, uno dei tre promontori che caratterizzano e delimitano l’isola (Capo Passero, nel siracusano, Capo Lilibeo, nei pressi di Marsala, e Capo Peloro, appunto, sotto Messina). E lì, a Capo Peloro, che delimita l’inizio dello Stretto e il punto d’incontro tra Ionio e Tirreno, s’ergeva, a sua guardia, ððð¢ð ððððððð , un possente colosso che fungeva da faro e dissuasore d’invasioni, divenuto mistero col passare dei millenni. Il “Colosso del Peloro” fu realtà , non mera leggenda: sussistono prove nei testi e sulle monete della sua esistenza nel mondo antico.
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| il Duomo di Messina |
L’attuale ðð®ðšðŠðš ðð¢ ððð¬ð¬ð¢ð§ð ð¢ð§ððð¬ððððš ð ððð§ðð ððð«ð¢ð ðð¬ð¬ð®ð§ðð (che ospita l’orologio astronomico più grande e complesso del mondo costruito dalla Ditta Ungerer di Strasburgo e raffigurante: i giorni della settimana, indicati da figure allegoriche greche, le quattro fasi della vita, con figure di diversa età , un calendario perpetuo, uno zodiaco, un modello della Luna che ne riproduce le fasi, alcune scene bibliche che si succedono quattro volte l’anno, il Leone ruggente che sventola la bandiera della città , il Gallo cantante e le statue di Dina e Clarenza, eroine della Guerra del Vespro, che battono i quarti d’ora) sorgerebbe su un preesistente luogo di culto pagano nel punto in cui, il 22 dicembre (ðððð ðð¥ðððð ð ðŠð¢ððšð¥ðšð ð¢ðð ððšð§ððð³ð¢ðšð§ð ððð¥ð¥ð ðð¢ððð̀), ð¥ð ððšð¬ððð¥ð¥ðð³ð¢ðšð§ð ðð¢ ðð«ð¢ðšð§ð ð«ð¢ð¬ð®ð¥ðð ðð¥ð¥ð¢ð§ðððð ððšð§ ððð¬ð¬ð¢ð§ð. Peraltro, Messina Ú detta anche la “Città della Madonna”, già sua Patrona, per via della devozione alla ððððððð ððððð ð¿ðð¡ð¡ððð (titolo legato alla tradizione che ððð§ ðððšð¥ðš, giuntovi per predicare il Vangelo, portò a Messina una lettera scritta nientepocodimenoché dalla Vergine Maria, unitamente ad una ciocca dei suoi capelli, con i quali ella promise eterna protezione alla città ) e della Festa dell’Assunta in Cielo che si celebra il 15 agosto, giorno in cui viene portata in processione la trionfale ððð«ð alta 14 m preceduta dal corteo di ðððð e ðð«ð¢ððšð§ð (impropriamente chiamati ð¢ ðððððð¡ð ð ð ðððððð¡ðð ð ð). |
| la Vara |
L’unione tra il pagano e il sacro avviene proprio in questo contesto: “ðð¡ðððð ððððð ” Ãš uno dei titoli dati alla Vergine Maria, ma Ú anche uno dei nomi utilizzato per indicare la Stella Polare. Ora, la Stella Polare non Ú sempre la stessa, poiché le stelle sono soggette ad un lento ma costante spostamento rispetto all’asse terrestre. L’attuale Stella Polare, Polaris nella costellazione dell’Orsa Minore, ha iniziato la sua epoca alcune migliaia di anni fa sicché nell’antichità , per la navigazione in mare, si usava Sirio, la stella più luminosa del cielo d’inverno sita in prossimità della costellazione di Orione...
Quella di ðððð e ðð«ð¢ððšð§ð a sua volta Ú un’altra leggenda, la leggenda di un amore dalla cui unione nacque la ð¬ðð¢ð«ð©ð ððð¥ð¥’ðððð®ðð¥ð ððð¬ð¬ð¢ð§ð: Grifone era un fiero saraceno i cui occhi si posarono sulla bella Mata, nobile messinese. Un filo invisibile e potente si annodò tra i due, che però, come ogni amore proibito, fu osteggiato perché i due giovani appartenevano a culture e credenze troppo diverse, finché Grifone, mosso da amore puro e totalizzante, scelse di rinunciare al suo mondo per convertirsi alla fede cristiana di Mata.
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| Colapesce |
ððšð¥ðð©ðð¬ðð era invece un pescatore che viveva a Messina, tanto amante della sua terra che decise di sacrificarsi per salvarla. Si chiamava Nicola, detto Cola, che venne soprannominato Colapesce perché “nuotava come un pesce”. Era talmente abile che il Re Federico II di Svevia (o Ruggero II o Carlo V, secondo le diverse versioni orali) decise di metterlo prova. Durante siffatta sfida, Colapesce nuotò talmente in profondità che riuscì a vedere le tre colonne sulle quali si sorreggerebbe la Sicilia: Capo Passero, Capo Lilibeo e Capo Peloro. Quest’ultima, in particolare, essendo piena di crepe, convinse il giovane a restare per sempre sott’acqua per sostenere col proprio corpo la colonna ed evitare che la Sicilia sprofondasse nel mare. Tant’Ú che ancora oggi, le scosse sismiche nel messinese, sono giustificate per via del giovane che ogni tanto cambia spalla per reggere la colonna!
Si narra che nel Libano nacque un dì, da nobile famiglia, una bambina di una bellezza straordinaria, di nome ðð¢ðð¢ð¥ð¢ð (da Σyko, fico ed Îλιά, ulivo). L’oracolo predisse che la fanciulla sarebbe stata divorata al compimento del suo 15° anno dal ðð«ðððš-ð¥ðð¯ðð§ðð, terribile mostro assetato di sangue che sarebbe giunto in Oriente come vento da est-nord est. Sicché la giovane, al compimento del fatidico compleanno, fu posta su una barca e spinta al largo. I venti la condussero sulla spiaggia deserta di una terra luminosa e calda, ricca di frutti che ne profumavano l’aria, e uno splendido giovane le si avvicinò spiegandole il mistero di quella terra ricca e antica chiamata Trinacria. I due s’innamorarono e fu proprio da quell’unione che nacque il popolo siciliano e l’isola fu ribattezzata col nome di colei che portava in grembo le future generazioni.
Terminiamo la carrellata mitologica con la leggenda più recente giuntaci dai celti, quella della ð
ððð ððšð«ð ðð§ð (la Maga sorellastra di Re Artù) che si trasferì in Sicilia costruendo un castello nelle profondità dello Stretto di Messina da dove, coi suoi incantesimi, induceva nei marinai visioni fantastiche per condurli a morte certa. D’altra parte in molte leggende messinesi si ritrovano echi e figure del ciclo carolingio e di quello bretone, a cominciare dal ð©ð®ð©ð¢ ð¬ð¢ðð¢ð¥ð¢ðð§ð¢, il teatro popolare tradizionale di marionette che rappresenta storie derivate dalla letteratura epico-cavalleresca di origine medievale. La Fata Morgana Ú un raro fenomeno ottico storicamente noto sullo Stretto e in poche altre zone nel mondo, percepibile nelle giornate più calde e afose e soltanto dalla sponda reggina, che, esattamente come una magia, produce foschie, ombre e visioni distorte, “capovolgendo” le immagini o “riducendo” le distanze.
Passando all’aspetto esoterico, magie e sortilegi, fantasmi e tesori nascosti non fanno eccezione e sono vivi più che mai anche a Messina. La storia sismica della città , con i suoi tanti morti e la ricostruzione sui cimiteri, da sempre alimenta le leggende di fenomeni paranormali legati a spiriti inquieti. La presenza poi di folletti e fate accomuna ancora una volta la Sicilia al folkore celtico. Il folklore popolare siculo ci racconta infatti sin dall’infanzia di folletti dispettosi (“ð¢ ðð¢ðððð¡ð¡ð¢”) che pullulerebbero tra campagne e palazzi, rivelando tesori, nascondendo oggetti o giocando nel sonno coi neonati. E sempre in tema di neonati, come non parlare delle ððð¡ð e del mito del changeling. Le fate, in quanto amanti dei lattanti umani, scambierebbero nella culla un loro figlio con un bimbo umano, un sostituto “diverso, impacciato e malaticcio”, che tuttavia le famiglie sono tenute a crescere per amore, perché solo così farebbero lo stesso le fate col vero bimbo umano.
I “ðððð”, spiriti protettori delle case, delle strade, dei campi e dei crocicchi, spesso antenati defunti, derivano invece dal culto pagano dell’antica Roma.
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| u lupinaru |
Ci sono poi “ð ðð¢ðððððð”, gli uomini nati durante una Luna piena d’estate, preferibilmente di martedì o venerdì (o addormentatisi col viso rivolto verso la Luna piena), tramutati per sempre in lupi mannari per via di una maledizione dalla quale guarirebbero solo facendosi toccare da una chiave di metallo benedetta o praticandosi una puntura in fronte con un ago da sarta. Lupi mannari che, curiosità , non possono salire il 3° gradino di una scala e che, di rientro a casa, tornati umani, rasperebbero la porta per tre volte, per farsi aprire dai familiari.I “ððððð ððððð¡ð” (gli spiriti cattivi) sono figure del folklore legate a storie popolari di fantasmi, sortilegi e possessioni, che si raccontano ancora oggi.
La ððð«ðððððð Ú invece la strega cattiva mezza donna e mezzo pesce, viscida, brutta e dall’odore nauseante, che vivrebbe nei pozzi e nelle cisterne. Il mito nasce con l’arrivo in Sicilia del cristianesimo, che non vedendo di buon occhio il culto della “ðœððððð” (sacerdotessa della Dea della caccia Artemide, Diana per gli antichi romani) intimò di stare lontani dai pozzi nei cui pressi cui viveva la strega benevola, che fu così repentinamente trasformata in mostro cattivo.
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| il Cavaliere della Ruina |
Il “ð¶ðð£ðððððð ððððð ð
ð¢ððð” sarebbe invece un cavaliere minore dell’Apocalisse (che si aggiungerebbe ai Quattro noti: Guerra, Carestia, Pestilenza e Morte) la cui visione si manifesterebbe regolarmente nella Messina pre-terremoto. Alcune narrazioni popolari giurano di averlo visto attraversare velocemente le strade cittadine alle prime luci dell’alba del 28 dicembre prima del sisma del 1908. Ma poteva anche accadere che il Cavaliere apparisse per fermarsi bruscamente per toccare con la sua lancia una casa qualunque: in quel caso, l’abitazione scelta era destinata a conoscere lutti e disgrazie! Questa storia si lega al racconto popolare di “ððð¢ððð®ð³ð³ð®” (il cui vero nome, non c’Ú dato conoscere), un bambino che il 27 dicembre 1908 sin dal mattino incominciò a correre avanti e indietro per la città piangendo e gridando angosciato.“ð ððð¡ð¡ð¢ ððððð¢ðð” Ú il nome dato ad un gatto terrificante dedito a spaventare. Pare derivi da Baal Hammon, divinità cartaginese il cui culto prevedeva che si bruciassero fanciulli in suo sacrificio.
ðð¢ð ððð«ðð¢ð§ðð¬, oggi rimasta solo un breve segmento, in passato costituiva uno dei più importanti assi viari della città e misurava circa 650 m. Al civico 150, sito nel tratto che oggi non esiste più, si racconta che fosse murata un’antichissima lapide marmorea proveniente da un tempio dedicato ad Apollo. Orbene, chiunque fosse passato su un cavallo in corsa dinnanzi alla lapide riuscendo a leggerla nonostante la velocità , avrebbe sbloccato un portale dov’era custodito un tesoro nascosto! |
| Re Riccardo ed Excalibur |
A Messina, in quanto distrutta più volte dai terremoti, esistono pochi ruderi medievali. Ma si sa che in passato vi furono eretti ðð«ð ððð¬ððð¥ð¥ð¢, il ð¶ðð ð¡ðððð ððð¡ðððððððð (piazzaforte medievale di cui sopravvive oggi solo il torrione che serve da supporto alla struttura campanaria del Sacrario di Cristo Re), il ð¶ðð ð¡ðððððððð ðð ððð ð ððð (un forte costruito nell’ambito dell’imponente sistema difensivo che un tempo circondava la città ), e il ð¶ðð ð¡ðððð ðð ððððð costruito dagli inglesi quando nell’autunno del 1190 a Messina giunse e vi sostò per parecchi mesi ðð¢ðððð«ððš ðð®ðšð« ðð¢ ðððšð§ð, diretto in Terra Santa per combattere la Terza Crociata.
ððð¬ð¬ð¢ð§ð ðð¥ ðððŠð©ðš ððð¥ð¥ð ðð«ðšðð¢ððð ðð® ð®ð§ð ððð¥ð¥ð ððð©ð©ð ððšð§ðððŠðð§ððð¥ð¢ ð©ðð« ðð¡ð¢ ð©ðð«ðð¢ð¯ð ðš ððšð«ð§ðð¯ð ððð¥ð¥ð ððð«ð«ð ððð§ðð, ððð§ððš ðð¡ð ð¢ ð©ð«ð¢ð§ðð¢ð©ðð¥ð¢ ðð«ðð¢ð§ð¢ ððð¯ðð¥ð¥ðð«ðð¬ðð¡ð¢ ð©ðšð¬ð¬ðððð¯ðð§ðš ð¢ð§ ðð¢ððð̀ ð®ð§ ð©ð«ðšð©ð«ð¢ðš ðšð«ðð¢ð§ð, ð©ð«ð¢ðšð«ðððš ðš ððšðŠðŠðð§ðð (ð ð¢ðšð¯ðð§ð§ð¢ðð, ðððŠð©ð¥ðð«ð, ððð®ððšð§ð¢ððš). ð ðððŠð©ð¥ðð«ð¢, ð¢ð§ ð©ðð«ðð¢ððšð¥ðð«ð, ð¬ððð¥ð¬ðð«ðš ððð¬ð¬ð¢ð§ð ððšðŠð ð©ð«ð¢ðŠð ð¬ððð ð¢ð§ ðððð¥ð¢ð, ððð§ ð©ð«ð¢ðŠð ðð¡ð ð¢ð¥ ð¥ðšð«ðš ðšð«ðð¢ð§ð ð¯ðð§ð¢ð¬ð¬ð ððšð«ðŠðð¥ðŠðð§ðð ðð©ð©ðšð ð ð¢ðððš ððð¥ð¥ð ððð§ðð ðððð.
Sbarcati a Messina, i soldati inglesi fecero quello che di solito fa un esercito accampato in una città straniera, ossia iniziarono a creare disordini, non perdendo l’occasione di stuprare le donne e saccheggiare le case. Re Tancredi di Sicilia non perse tempo e, radunato un esercito, mosse verso Messina e incontrò il Re d’Inghilterra per trattare. Secondo la leggenda, Riccardo Cuor di Leone donò a Tancredi in segno di pace ed amicizia ðð ððð¡ððð ð ðððð ðžð¥ðððððð¢ð che, ancora oggi, sarebbe nascosta nei seminterrati di Castello Matagrifone. Recuperarla però sarebbe alquanto difficoltoso, in quanto tra quelle stanze, che oggi appartengono al Sacrario di Cristo Re, si aggirerebbe “ð ðððð¡ð¡ð”, il fantasma inquieto di una donna bellissima morta di crepacuore per aver sorpreso l’uomo che amava con un’altra, gentile con gli uomini fedeli ma d’infinita cattiveria con gli altri.
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| Dina e Clarenza |
Anche la storia riserva le sue curiose sorprese. Durante i Vespri siciliani del 1282, allorché i siciliani insorsero contro lo strapotere e l’insolenza degli allora dominatori francesi, un fondamentale episodio fu combattuto a Messina, dove le truppe angioine, provenienti da Napoli e Marsiglia, furono respinte dai messinesi per ben tre mesi e costrette a ritirarsi dall’isola, in quella che Ú ricordata come la ðð®ðð«ð«ð ððð¥ ððð¬ð©ð«ðš. Quando Carlo I d’Angiò mise sotto assedio Messina bloccando l’intervento di Reggio Calabria a sostegno della città siciliana, la resistenza messinese chiamò a partecipazione tutta la popolazione. ðð¢ð§ð e ðð¥ðð«ðð§ð³ð erano due donne messinesi che, prendendo parte attivamente alla resistenza, si distinsero diventando simbolo del coraggio femminile. A suggellare la vittoria della resistenza ai messinesi, sul Colle della Caperrina apparve la “ððððšð§ð§ð ððð¥ð¥ð ðð¢ðððšð«ð¢ð”, proprio lì dove quattro anni dopo poi sarà eretto il Santuario della Madonna di Montalto.Nello stesso periodo storico visse ððððð¥ðð ðð¢ ðððð¥ðððð, nobile discendente dai Ruffo di Calabria, viaggiatrice e combattente spregiudicata e anticonformista, incline al tradimento coniugale e politico, alla dissolutezza e promiscuità , arrampicatrice sociale e abile scacchista, che morì imprigionata nel Castello Matagrifone, dove ancora oggi si aggira minaccioso il suo fantasma.
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| la Pietra dell’ingiuria |
Su una delle pareti del Duomo Ú incastonata una misteriosa pietra, la cd “ðð¢ððð«ð ððð¥ð¥’ð¢ð§ð ð¢ð®ð«ð¢ð”, una piccolissima lastra di marmo che risale a quando a Messina vi erano i quartieri ebrei. La Chiesa di Messina, però, come accadeva un po’ ovunque, non vedeva di buon occhio la comunità ebraica. In questo clima di reciproco astio, il Venerdì Santo del 1347 un ragazzo, secondo la tradizione, passò davanti alla sinagoga cantando ad alta voce il Salve Regina. I rabbini diedero a quel canto un significato di sfida e provocazione, attirarono il giovane all’interno del tempio, lo picchiarono a morte e lo crocifissero come Gesù. Più tardi, per far scomparire le prove della loro colpa, gettarono il suo corpo straziato dentro il pozzo del cortile. Senonché, per un fatto miracoloso, il corpo del ragazzo cominciò a sanguinare così abbondantemente che il pozzo stesso si riempì di sangue e un rivolo raggiunse la pubblica via che permise di scoprire il macabro assassinio. Dell’ignobile delitto fu informata la Regina di Sicilia Elisabetta che inviò a Messina un magistrato che, a seguito di processo penale, dichiarò colpevoli i rabbini, li condannò a morte e sotto le loro teste fece murare una piccola lapide.
In tema di ospitalità antica, va citato che a Messina esistevano, in Via XXIV Maggio (un tempo “Via dei Monasteri”), quattro importanti monasteri, non sopravvissuti al terremoto del 1908: il ð
ðððð¢ð ðððð ððððð ð£ðððððð ððððððð¡ð, dove venivano ospitate le donne non vergini né maritate, il ð
ðððð¢ð ðððð ððððð ððððð ðððððððð¡ðð¡ð, dove rifugiavano le donne vittime di infelici matrimoni, il ð
ðððð¢ð ðððð ððððð ð
ðð ðððð¡ðð¡ð, che accoglieva quelle donne che, abbandonata una vita licenziosa ne abbracciavano una tutta cristiana, e il ððððð ð¡ððð ðð ðððð¡ð̀ annesso al Monte di Pietà , dove lavoravano coloro che non potevano ripagare in danaro i propri debiti, nonché l’attuale ðððð¡ð¢ðððð ðð ðððð¡ðð£ðððððð, dove sono tutt’ora custoditi i resti mummificati di ððð§ðð ðð®ð¬ððšðð¡ð¢ð. La primitiva “Via dei Monasteri” era una delle più importanti arterie urbane, in antichità denominata “dromo”, ossia “corso” per eccellenza, divenne poi Via dei Monasteri per i tanti monasteri che la fiancheggiavano. Il “dromo” aveva origine alla Porta di Gentilmeni all’incrocio tra la Via XXIV Maggio e Via S. Agostino, si estendeva lungo la Via Consolare Valeria, e proseguiva nella litoranea in direzione Catania, attraverso case e palazzi signorili, casali e vecchie fabbriche di essenze di agrumi e gelsomino.
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| don Giovanni d’Austria |
La ððððð®ð ðð¢ ððšð§ ðð¢ðšð¯ðð§ð§ð¢ ð’ðð®ð¬ðð«ð¢ð (eretta nel 1572 da ðð§ðð«ðð ððð¥ððŠððð¡, scultore carrarese), raffigurante il giovane condottiero austriaco di appena 24 anni che col piede calpesta la testa mozzata del turco ottomano Alì Pascià che, pare, abbia vinto la sua lotta contro l’islam, salpando dal porto di Messina per la Battaglia di Lepanto, grazie all’aiuto di Dio che esaudì la sua richiesta di prolungare il giorno di un’ora.Né va dimenticato che quella che oggi Ú P.zza Duomo Ú sempre stata, sin dall’antichità il centro nevralgico di Messina, l’agorà , il foro. Anche durante la Santa Inquisizione e la caccia alle streghe. ðð§ ðð¢ðð¢ð¥ð¢ð, ð©ðð« ð¥ð®ð§ð ðš ðððŠð©ðš ððšð¥ðšð§ð¢ð ð¬ð©ðð ð§ðšð¥ð, ð¢ð§ððððð¢ ð¥ð ð«ðð©ð«ðð¬ð¬ð¢ðšð§ð ððð¥ð¥’ðð§ðªð®ð¢ð¬ð¢ð³ð¢ðšð§ð ð§ðð¢ ððšð§ðð«ðšð§ðð¢ ððð¥ð¥ð ð¬ðð«ðð ðšð§ðð«ð¢ð ðð® ð©ðð«ðð¢ððšð¥ðð«ðŠðð§ðð ð¯ð¢ðšð¥ðð§ðð e propriamente a Messina, in P.zza Duomo, venivano bruciate al rogo tutte quelle “ððð£ððð” e “ððððð ðð ðððð” che non superavano processo e tortura. Tra esse le streghe di Novara di Sicilia, una comunità di donne che si riunivano sul grande Noce di Spartivento prima che questo venisse abbattuto e usato per costruire le porte dell’attuale Duomo, e le sette fate che dimoravano nei pressi del Monastero di Santa Chiara. Era credenza che tutte le streghe agissero sotto la dipendenza di una “Fata Maggiore” (chiamata “ððð¯ð¢ð ðð¢ðð¢ð¥ð¥ð” nel senso di saggia indovina), che dimorava proprio a Messina.
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| la resistenza dei Camiciotti |
Il ððšð³ð³ðš ððð¢ ðððŠð¢ðð¢ðšððð¢, un vecchio pozzo del cortile dell’antico Convento benedettino della Maddalena, oggi sito sotto la Casa dello Studente, viene invece ricordato per la sua tragica storia. Qui, infatti, nel 1848, al tramonto del sogno indipendentista dai Borboni, dopo cinque giornate di resistenza nel corso dei moti popolari del ’48, giovani soldati e ragazzi poco più che ventenni preferirono gettarcisi dentro piuttosto che consegnarsi ai vincitori.
ððð¬ð¬ð¢ð§ð ð©ðšð¬ð¬ð¢ððð ðð§ðð¡ð ð®ð§ð ð©ðð«ðð§ððð¬ð¢ ð¬ððšð«ð¢ðð ðð¡ð ð¥ð ð¯ð®ðšð¥ð ð¥ðð ððð ðð¥ð¥ð ððð¬ð¬ðšð§ðð«ð¢ð, ððšð§ ð®ð§ð ð¬ð¢ð ð§ð¢ðð¢ðððð¢ð¯ð ð©ð«ðð¬ðð§ð³ð ðð¢ ð¥ðšð ð ð ð¬ððšð«ð¢ðð¡ð ð¢ðŠð©ðšð«ððð§ðð¢ ð¬ð¢ð§ ððð¥ ððððð ð¬ðð. ððð§ððš ðð ðð¬ð¬ðð«ð ð¬ððŠð©ð«ð ð¬ðððð ððð§ ð«ðð©ð©ð«ðð¬ðð§ðððð ð§ðð¥ð¥ð ð ðð«ðð«ðð¡ð¢ð ð’ðððð¥ð¢ð ððð¥ ðð«ðð§ðð ðð«ð¢ðð§ðð.
Va ricordato che dal 1º al 3 giugno 1955 si tenne in città la “Conferenza di Messina”, a cui parteciparono i sei Ministri degli Esteri dei paesi della CECA (Italia, Francia, Germania Federale, Belgio, Olanda e Lussemburgo) per avviare quel processo di integrazione europea che sarà poi alla base del Trattato di Roma e della moderna Unione Europea.
Messina Ú intimamente legata a tre figure letterarie: ðð¥ðð±ðð§ðð«ð ðð®ðŠðð¬ ð©ððð«ð, ðð¢ð¥ð¥ð¢ððŠ ðð¡ðð€ðð¬ð©ððð«ð e ððšð¡ðð§ð§ ððšð¥ðð ðð§ð ð¯ðšð§ ððšððð¡ð.
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| Alexandre Dumas padre |
Il primo (ðð®ðŠðð¬ ð©ððð«ð, scrittore e drammaturgo francese, 1802-1870, autore de “I tre moschettieri”, “Vent’anni dopo”, “Il conte di Montecristo” e “Il tulipano nero”) scrisse anche un diario di un viaggio che nel 1835 - sotto falso nome - lo porto a soggiornare a Messina (per poi salpare da lì verso la Calabria), ðŽðððððð ðð ðððððð, pieno di notizie storiche e fantastiche, racconti gustosi e personaggi singolari. Dumas tornerà poi in Sicilia diversi anni dopo, nel 1860, per raggiungere, e finanziare, ðð¢ð®ð¬ðð©ð©ð ððð«ð¢ððð¥ðð¢ nella spedizione dei Mille di cui sarà testimone oculare e reporter giornalistico.
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| Shakespeare |
Il secondo (ðð¡ðð€ðð¬ð©ððð«ð, considerato il più importante e influente poeta, scrittore e drammaturgo inglese della storia, 1564-1616) Ú in realtà da sempre al centro di numerosi dibattiti aperti che discutono non solo della cronologia e paternità delle sue opere, ma persino della sua vera identità . Una teoria suggerisce che il Bardo fosse in realtà un messinese, ðð¢ðð¡ðð¥ðð§ð ðð¥ðš ð
ð¥ðšð«ð¢ðš, trovatosi costretto a rifugiare in Inghilterra per sfuggire alla Santa Inquisizione. Di certo c’Ú che la commedia “Molto rumore per nulla”, ricca di elementi farseschi e giocosi, Ú ambientata a Messina, come anche in “Antonio e Cleopatra” c’Ú una scena ambientata all’interno della casa di Pompeo Magno, situata a Messina; che a Treviso il giovane Michelangelo conobbe una tale Giulietta della quale s’innamorò, ma che fu costretto a lasciare per divergenze famigliari e, poco dopo, la ragazza morì; e che quando giunse a Londra assunse la falsa identità di ðð®ð ð¥ð¢ðð¥ðŠðš ððð«ðšð¥ð¥ðð¥ðð§ðð¢ð (cognome della madre).
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| Goethe |
Il terzo (ððšððð¡ð, poeta, scrittore, drammaturgo, filosofo e umanista tedesco, 1749-1832) scrisse anche lui un diario di un viaggio in Italia che nel 1788, venendo da Napoli e prima ancora da Roma, lo porto in Sicilia, da Palermo a Messina, passando per Bagheria, Castelvetrano, Agrigento, Caltanissetta, Catania e Taormina, ðœðððððð ðð ð°ððððð, pieno di notizie storiche, episodi, sensazioni, descrizioni di paesaggio, delle città e del patrimonio artistico.
E poi ancora: il filosofo e cartografo ðð¢ðððð«ððš (350-290 a.C.) già discepolo e pupillo di Aristotele, ðð§ððšð§ðð¥ð¥ðš ðð ððð¬ð¬ð¢ð§ð, tra i principali pittori italiani del Quattrocento, ððð®ð«ðšð¥ð¢ððš, matematico ed astronomo cinquecentesco, e ð
ð¢ð¥ð¢ð©ð©ðš ðð ððð¬ð¬ð¢ð§ð, esponente della poesia siciliana della corte di Federico II.
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| il Grancamposanto e la Galleria |
Dal punto di vista architettonico, sorgono in città un ðð¢ðŠð¢ððð«ðš ðŠðšð§ð®ðŠðð§ððð¥ð, uno dei più importanti cimiteri monumentali d’Europa ricco di opere d’arte, eretto in architettura liberty, neogotica e neoclassica;
la ððð¥ð¥ðð«ð¢ð ðð¢ðððšð«ð¢ðš ððŠðð§ð®ðð¥ð ððð, unica nel suo genere nel Meridione con la gemella Galleria Umberto I di Napoli, decorata da ðð§ððšð§ð¢ðš ððšð§ðð¢ð ð¥ð¢ðš ed ððððšð«ð ððšð¯ðððð¢ in stile liberty e art decò, purtroppo oggi trascurata ed adibita a luogo di ristorazione di Old Wild West e Burger King, e cocktail bar; il ððððð«ðš ðð¢ðððšð«ð¢ðš ððŠðð§ð®ðð¥ð ðð, il teatro più capiente di tutta la Sicilia, in stile neobarocco, la cui realizzazione risale al periodo borbonico; e i tanti palazzi di ðð¢ð§ðš ððšð©ð©ððð̀ che furono commissionati all’eclettico architetto toscano durante la rinascita post-1908. CoppedÚ fu il primo ad inventare un vero e proprio marchio architettonico, lo ðð¡ððð ð¶ðððððð̀, vero style simbol per la borghesia industriale positivista tra la fine dell’800 e il primo trentennio del XX sec. |
| CoppedÚ |
Coppedé realizzò o progettò alcuni dei più prestigiosi edifici di Messina (da Palazzo Costarelli a Palazzo del Gallo, da Palazzo dello Zodiaco a Palazzo Cerruti, a Palazzo del Granchio) con un look liberty che ebbe rapidamente la meglio sullo stile floreale di Ernesto Basile. Una curiosità : i cd. “palazzi triangolari” tanto noti ed amati di New York, esistevano già a Messina per merito di CoppedÚ grazie al ððð¥ðð³ð³ðš ððð¥ ðð«ðð§ðð¡ð¢ðš, all’incrocio tra Via Garibaldi e Via Cardines.
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| la Madonnina |
E come non citare la ððððšð§ð§ð¢ð§ð, la famosa statua in bronzo dorato alta 7 m posta su una stele votiva alta 35 metri, eretta negli anni Trenta per volontà dell’ðð«ðð¢ð¯ðð¬ððšð¯ðš ðð§ð ðð¥ðš ððð¢ð§ðš, che invoca la protezione mariana su Messina, sul suo popolo e su tutti i naviganti e visitatori che arrivano via mare? |
| il Pilone |
O anche il ðð¢ð¥ðšð§ð ðð¢ ððšð«ð«ð ð
ðð«ðš, ormai assurto anche lui a simbolo della città ? il traliccio alto 224 m (più 11 m di base in calcestruzzo) Ú gemello di quello su costa calabra sito a Santa Trada. I due piloni furono costruiti negli anni Cinquanta per portare l’elettricità in Sicilia e sono rimasti operativi fino ai primi anni Novanta, allorché sostituiti da cavi sottomarini. I due piloni vantano il record dei tralicci più alti del mondo e dell’elettrodotto più lungo al mondo (3,6 km).
Per chi volesse approfondire, si consiglia la lettura di ðŽððððððððððð (EDAS Editore) di ðð¢ðð§ððšðŠðð§ð¢ððš ðð®ðð che raccoglie leggende, tradizioni e fantasmagoriche testimonianze sulla Città dello Stretto.
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