La visione con tua figlia del mediocre Aquaman 2: Il Regno perduto di giovedì 30 agosto us nell’ambito della rassegna di film all’aperto al waterfront di Reggio Calabria e poi quella a nastro del cult Nadia: Il mistero della pietra azzurra su Anime Generation, il canale anime di Prime Video, ti hanno portato alla mente la tua passione nei confronti del visionario scrittore Jules Verne, dei continenti perduti e tutta quella roba lì. Indi per cui t’è venuta l’idea di un post ragionato che sintetizzasse quelle suggestioni che tanto ti hanno affascinato nella tua ehi fu adolescenza e che sono alla base della pellicola e dell’anime suddetti.
Inizi dal principio: Atlantide, o meglio “l’isola Atlantide”, è un’isola-continente leggendaria, o meglio un continente perduto, visto che l’isola - stando alle descrizioni di Platone nei suoi dialoghi Timeo e Crizia - era grande almeno quanto “l’Asia [minore] e la Libia prese insieme”.
Atlantide è l’unico continente perduto del quale valga la pena “seriamente” e “ragionevolmente” parlare. Di essa si favoleggia sin dall’antichità classica ed esisterebbero dei ritrovamenti archeologici misteriosi a sostegno della sua esistenza - o quantomeno di ritrovamenti ai quali la Scienza ufficiale non è ancora riuscita a fornire una spiegazione credibile, a differenza di Mu e Lemuria di cui s’iniziò a parlare solo in epoca moderna e la cui esistenza è incompatibile con la storia geologica della Terra.
Atlantide avrebbe occupato un’area, oltre le Colonne d’Ercole (Stretto di Gibilterra), al centro dell’Oceano Atlantico settentrionale, e di cui Groenlandia, le Azzorre e fors’anche le Canarie sarebbero gli ultimi avanzi. Era sede di una potente civiltà avanzata che avrebbe conquistato anche molte terre costiere dell’Europa occidentale e del Mediterraneo. L’isola-continente sarebbe sprofondata “in un singolo giorno e notte di disgrazia [per opera di Poseidone]” all’incirca nel 10.000 a.C.
Alcuni argomentano che Platone abbia romanzato eventi passati reali, come l’eruzione vulcanica di Santorini, per piegarli alle sue necessità di divulgazione filosofica, ma diversi fantarcheologi sono certi della sua esistenza passata (che se venisse dimostrata retrodaterebbe di diversi millenni la storia dell’uomo) ed hanno proposto dozzine di localizzazioni per Atlantide, dall’ovvio fondale dell’Oceano Atlantico nel quale si sarebbe inabissata, al Deserto del Sahara, sotto le cui sabbie giacerebbe, fin sotto i ghiacci dell’Antartide, o tra le macerie della crosta terrestre, o nel passato ignoto di antiche civiltà note, come quella Cretese.
Dicevi, Platone descrisse un luogo in cui l’uomo è passato per la prima volta da uno stato di barbarie alla civiltà; una civiltà avanzata per gli standard dell’epoca (parliamo di 12.000 anni fa, mentre il resto del mondo conosciuto era ancora in pieno Mesolitico) che costruiva templi, obelischi e piramidi, addomesticava elefanti e lavorava l’avorio e metalli come l’oro, l’argento e il platino, nonché il mitico “oricalco”, che costruiva navi, esplorava e conquistava. Quando il continente s’inabissò in una terribile convulsione della natura - probabilmente a seguito di cataclismi tellurici e dell’innalzamento del livello delle acque causato dall’approssimarsi dell’Era Glaciale - le migrazioni dei suoi popoli sugli altri continenti diedero vita ad alcune delle più fiorenti civiltà note, quali egizia, etrusca, nuragica ed azteca.
Sull’Atlantide “classica” esiste una fiorente letteratura, in primis Atlantide: Il mondo antidiluviano di Ignatius Donnelly, una sorta di bibbia sull’argomento, che raccoglie tutti (ma proprio tutti!) gli indizi e le tesi canonici e non, a sostegno della passata esistenza di Atlantide.
Le riletture moderne e teosofiche vorrebbero invece Atlantide come una civiltà già tecnologizzata, capace di governare l’energia atomica e la forza del pensiero, di costruire aeroplani, armi laser e addomesticare gli ultimi dinosauri, e che avrebbe causato la propria autodistruzione a causa dell’uso sempre più improprio e spregiudicato di ignote forze. Quale che sia la verità, oggi il mito di Atlantide, in un’epoca di insicurezze ambientali e di catastrofi geopolitiche, ci consola.
In effetti, nell’Universo DC e in quello Gainax, Atlantide è rappresentata come profondamente evoluta. In Aquaman esiste ancora giacché gli atlantidei avrebbero adattato il proprio corpo a vivere sott’acqua. Più precisamente, l’Atlantide di Aquaman è una federazione di Sette Regni distribuiti su tutto il globo terracqueo: Atlantide vera e propria, il Regno di Xebel e il Regno perduto (sotto i ghiacci dell’Antartide) popolati da umanoidi, le Sirene, i Desertidi (umanoidi che vivono tra le sabbie del Sahara), la Fossa [delle Marianne] (popolata da mostruosi uomini-pesce) e la Salamoia (popolata da crostacei antropomorfi). L’idea dei Sette Regni deriva chiaramente dall’espressione “Sette Mari” che nell’antichità indicava la totalità delle distese d’acqua, mentre le loro collocazioni sono - manco a dirlo - ispirate alle più note localizzazioni proposte per la civiltà perduta.
Nel Mistero della pietra azzurra, Atlantide non esiste più in quanto si sarebbe autodistrutta a seguito dell’utilizzo della Torre di Babele (la biblica torre elevata sino ai cieli a sfidare la gloria di Dio che nell’immaginazione nipponica diventa anche un cannone nucleare).
Tra le più famose colonie di Atlantide pare vi fosse Tartesso (la biblica Tarsis), una città-stato sede di una fiorente cultura ubicata nella Penisola Iberica meridionale di fronte alle Colonne d’Ercole, sottomessa da Cartagine intorno al 500 a.C. Nel Mistero della pietra azzurra, la città di Tartesso (patria di Nadia) si trovava nello Zaire essendo sorta nell’area dov’era precipitata l’arca spaziale Noé Azzurro.
L’oricalco, altro elemento tipico e ricorrente della civiltà perduta di Atlantide: Platone lo descrive come un metallo rossastro preziosissimo e secondo solo all’oro e tipico dell’isola. Nel 2014 sono stati rinvenuti, sulla costa meridionale della Sicilia a Gela, diversi lingotti di un ignoto metallo in una nave di circa 2.600 anni fa, composto da una lega di rame e zinco, battezzato perlappunto “oricalco” [che in latino significa “rame dorato”]. Ovviamente non sappiamo se trattasi dello stesso mitologico metallo descritto dal filosofo greco. Nell’Universo DC l’oricalco diventa un minerale un tempo usato dagli atlantidei come fonte di energia inesauribile ma altamente inquinante, mentre nell’anime Gainax è il misterioso minerale luccicante alla base del gioiello azzurro di forma romboidale che Nadia porta sempre al collo e tanto desiderato dal Trio Grandis.
Il Nautilus è l’immaginario e portentoso sottomarino ideato e comandato dal Capitano Nemo in Ventimila leghe sotto i mari (1869) di Jules Verne, scrittore francese anticipatore della moderna fantascienza. Deve il suo nome al mollusco nautilus.
Il Capitano Nemo (Nemo in latino significa “Nessuno” ed è un nome che allude alla vicenda di Ulisse e del ciclope Polifemo nell’Odissea di Omero) descritto da Verne è un ricco ex-principe indiano e valente ingegnere, poliglotta, sinistro e un po’ egoista. È l’archetipo dello scienziato costretto all’azione dalla sua coscienza: il suo patriottismo e la sua voglia di rivalsa lo spingono difatti alla vendetta verso la Gran Bretagna imperialista che ha distrutto la sua patria e la sua famiglia. Si avvale dunque del Nautilus per sperorare e affondare le navi inglesi - circostanza questa che fa credere ai marinai e ai governanti che il sommergibile sia un mostro marino.
Va detto che il Nautilus, per quanto avveniristico all’epoca della scrittura da parte di Verne (è un sottomarino elettrico lungo settanta m, in grado di viaggiare fino alla velocità di 50 nodi e capace di sparare siluri), era ispirato dai progetti di un certo Robert Fulton commissionati nientepocodimenoché da Napoleone Bonaparte.
Siffatti elementi li ritroviamo anche nei pastiche a fumetti La leggenda degli uomini straordinari di Alan Moore e 20.000 secoli sotto i mari di Richard D. Nolane. Nel Mistero della pietra azzurra il Capitano Nemo è sempre un ex-principe ma stavolta discendente diretto dagli atlantidei e il Nautilus (che manco a dirlo è tecnologia atlantidea) è in realtà una corazzata spaziale in grado di muoversi negli abissi marini come negli spazi siderali.
letto, visto, giocato, ascoltato, pensato, vissuto, assaggiato, acquistato...
diario semiserio aperiodico di un nerd dilettante e di libero pensiero
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sabato 7 settembre 2024
martedì 24 agosto 2021
Siamo quel che siamo. E come lo siamo diventati
È facile dire "sei uno stronzo", "sei un orco", "hai agito male"...
le esperienze, i ricordi, le emozioni,
i sogni, le aspettative e poi la realtà,
sono un mosaico di immagini ed elementi
- a volte un fardello, altre un bagaglio -
che ci accompagnano e ci plasmano
[giorno dopo giorno]
rendendoci quello che siamo
e rivelando come ci siamo arrivati.
Anche se molti dettagli col tempo diventano sfocati,
siamo i posti in cui siamo stati,
siamo quelli che abbiamo incontrato,
siamo le persone che abbiamo amato,
siamo quelle che abbiamo perduto,
siamo ogni emozione che ci resterà.
martedì 21 aprile 2020
Primum vivere, deinde philosophari
È stato detto che la risposta per ripartire è indebitarsi. La priorità economico-finanziaria dei Governi è dunque garantire la sopravvivenza di famiglie ed aziende con politiche monetarie e fiscali espansive. Tutti concordano sulla necessità di aumentare i debiti pubblici e che questo non dovrebbe essere il momento per preoccuparsi delle eventuali future austerità della finanza pubblica che saranno necessarie una volta usciti dall'emergenza.
Ma forse, nella fase in cui gli Stati sono chiamati a rispondere è necessario "guardare" all'evoluzione dei debiti pubblici.
Secondo una elaborazione prospettica di LearnBonds.com, il rapporto debito/PIL del Giappone salirà nell'anno in corso al livello record del 279%, quello della Cina del 54%, gli States arriveranno al 131%, il Regno Unito al 96%, l'Italia al 156%, la Germania all'80%. Posto che il predetto debito è detenuto tanto da investitori che da risparmiatori (e tanto da operatori nazionali che esteri), più elevata è la dipendenza dai finanziamenti dei non residenti, maggiore è il rischio che la sfiducia scoraggi, in futuro, gli investimenti dall'estero. In questa graduatoria, il Giappone vive in un paradosso: "debito enorme, rischi minimi", perché - forza economica a parte - oltre il 90% è detenuto da soggetti residenti, mentre il più dipendente dall'estero è il Regno Unito (oltre l'80%). Gli States sono al 30% di dipendenza, la Cina al 16%. E, ricordiamocelo, tutti questi sono Stati-nazione in senso moderno a mente dei trattati di Westfalia. Godono cioé di tutti e quattro gli strumenti della politica economica, ossia politica monetaria, politica fiscale, politica valutaria e politica commerciale. Mentre l'Italia si attesta al 47% di debito estero su debito pubblico, sopravanzata dalla Germania (al 53%).
Nella fase di post-Guerra, iniezioni di liquidità e crescita della domanda, associate ad un elevato tasso di inflazione, sono stati i metodi tipici con cui i Governi hanno ridotto il peso del debito negli anni a venire. Ma questa soluzione, non è ipotizzabile per l'Eurozona, dove invece ortodossia vuole che gli aiuti arrivino solo tramite prestiti (redimibili dunque) e la BCE ha tra i propri compiti quello di garantire la stabilità dell'inflazione. Stante le predette regole, la riduzione dei debiti pubblici in prospettiva dovrà avvenire a livello di strette fiscali nazionali. Ecco perché non sono affatto folli le idee di:
- emettere obbligazioni comuni perpetue
- usare il cd. bazooka della BCE per immettere liquidità, a scapito della tanto demonizzata inflazione
- decidere la BCE stessa di cancellare parte di quei debiti, per alleggerire il fardello della crisi che verrà e dare ossigeno alla ripresa. E una chance alle generazioni future di un livello di qualità della vita accettabile.
venerdì 17 aprile 2020
Buona Apocalisse a tutti!
Un'epidemia è la diffusione su scala nazionale o mondiale (in questo caso "pandemia") di una malattia infettiva che colpisce un gran numero di individui in un arco di tempo discretamente breve.
Il coronavirus SARS-CoV-2, causante la malattia nominata dall'OMS Covid-19, ha iniziato a diffondersi nel mondo tra il dicembre 2019 e il febbraio 2020 a partire dalla Cina. L'Italia è tra i paesi più colpiti. Questo almeno fintantoché il virus non si diffonderà massicciamente in Africa, America Latina ed Asia Meridionale, cioé in quei paesi talmente poveri dove ci sono così tante persone che vivono in una stanza, in un condominio popolare, in una favela, che il distanziamento sociale diventa una presa in giro e lavarsi le mani non significa nulla. E per carità, anche in un paese ricco come gli States, privi di una sanità pubblica, i poveri, i non assicurati, i barboni, gli afroamericani e i latini periranno quattro volte più dei bianchi.
Tutti sono d'accordo sul fatto che la letalità del Covid-19 in sé stessa non sia altissima, che colpisce perlopiù soggetti deboli (anziani, immunodepressi e soggetti con malattie pre-esistenti), e che la gravità della pandemia è data dal fattore R0: a causa della rapidità del contagio, il numero dei malati dilaga, e le strutture e il personale sanitario finiscono col non essere sufficienti per fornire ai pazienti le cure necessarie, decretandone il decesso.
Assumiamo adesso un ragionamento scevro da complicazioni di carattere socio-economico e medico, e ragioniamo sotto un altro (triplice) aspetto.
- Innanzitutto Covid-19 ha portato in Occidente il concetto di morte in un modo che non era presente da decenni. Questo non è ovviamente vero per quei Paesi del mondo che quotidianamente sono afflitti da guerre, carestie, catastrofi e malattie. Ma nel ricco Occidente le nostre "società opulente" ci hanno allontanato dalla "morte", per affrontarla solo marginalmente, come i bigotti fanno con la "sessualità". Covid-19 ci ha rammentato che si muore. Con più facilità di quella che credevamo possibile fino a due mesi fa. In solitudine. Senza un funerale.
- Le epidemie hanno conseguenze anche psicologiche: l'individuo subisce un mutamento interiore in cui sentimenti, idee e passioni ne risultano stravolti. È questa una questione sottesa molto importante eppur trascurata. Il periodo prolungato di isolamento dalla vita sociale, di lontananza dal lavoro, di convivenza forzata con la famiglia senza momenti per sé, la paura di ammalarsi o contagiare i propri cari ogniqualvolta si esce a fare la spesa, possono creare ansia, stress, fragilità, apprensione, problemi di comunicazione e disagio. E se è vero com'è vero che alla crisi sanitaria si aggiunge la crisi economica, l'individuo tranquillo diventa aggressivo, il collerico esplode, e il panico, la depressione, l'anarchia, le violenze domestiche, il senso di rivolta e di riscatto dilagano. Anche perché la politica risulta nevvero impotente (a parte evitare crisi di liquidità alle imprese, sospendere pagamenti di tasse e debiti, erogare ammortizzatori sociali, non è facile riorganizzare le catene di fornitura e le filiere nel brevissimo periodo, quando la gente vuole evitare il contagio). Ancora: se oggi la regola per sfuggire all'epidemia è la distanza sociale, l'isolamento, lo stare a casa, essa si oppone alla "società aperta" e relazionistica alla quale eravamo abituati, allunga le distanze, rallenta gli affetti. La concezione dell'uomo come relazione, tipica di un certo personalismo filosofico, tramonta. Incita alla diffidenza verso il prossimo. Al razzismo. Allo sfilacciamento sociale e amicale. È la crisi del "mondo senza frontiere". È lo scenario di una società che si disaggrega nel caos, e che richiederà urgentemente nuovi modelli di lavoro, di relazione, di vita, di pensiero.
- Le epidemie hanno accompagnato la storia dell'umanità dall'inizio e si sono sempre intrecciate ad altri due flagelli: le guerre e le crisi economiche. Quando vigeva l'ignoranza però erano viste come "il castigo di Dio": "tria sunt flagella quibus dominus castigat" (tre sono i flagelli con cui Dio castiga i popoli: guerra, pestilenza e fame), ammoniva San Bernardino da Siena (XIV sec.). Questo adagio ci introduce al terzo punto: la teologia (o filosofia 🤔?). "La Chiesa è indietro di 200 anni rispetto alla storia", diceva il Card. Carlo Maria Martini (1983). Ma Dio esiste? Dio è giusto? Dio è rimuneratore o castiga e tribola? anche Dio è in quarantena? o piuttosto - come scrisse Philip K. Dick nel suo Nostri amici da Frolix 8: "Dio è morto. Hanno trovato il suo cadavere nel 2019. Galleggiava alla deriva nello spazio". Ovvio che da laico scettico privo di spirito sovrannaturale credo assolutamente che questo virus non sia stato mandato da Dio per punire l'umanità peccatrice. È effetto della natura. È un corollario della globalizzazione. Ma...
Il coronavirus SARS-CoV-2, causante la malattia nominata dall'OMS Covid-19, ha iniziato a diffondersi nel mondo tra il dicembre 2019 e il febbraio 2020 a partire dalla Cina. L'Italia è tra i paesi più colpiti. Questo almeno fintantoché il virus non si diffonderà massicciamente in Africa, America Latina ed Asia Meridionale, cioé in quei paesi talmente poveri dove ci sono così tante persone che vivono in una stanza, in un condominio popolare, in una favela, che il distanziamento sociale diventa una presa in giro e lavarsi le mani non significa nulla. E per carità, anche in un paese ricco come gli States, privi di una sanità pubblica, i poveri, i non assicurati, i barboni, gli afroamericani e i latini periranno quattro volte più dei bianchi.
Tutti sono d'accordo sul fatto che la letalità del Covid-19 in sé stessa non sia altissima, che colpisce perlopiù soggetti deboli (anziani, immunodepressi e soggetti con malattie pre-esistenti), e che la gravità della pandemia è data dal fattore R0: a causa della rapidità del contagio, il numero dei malati dilaga, e le strutture e il personale sanitario finiscono col non essere sufficienti per fornire ai pazienti le cure necessarie, decretandone il decesso.
Assumiamo adesso un ragionamento scevro da complicazioni di carattere socio-economico e medico, e ragioniamo sotto un altro (triplice) aspetto.
- Innanzitutto Covid-19 ha portato in Occidente il concetto di morte in un modo che non era presente da decenni. Questo non è ovviamente vero per quei Paesi del mondo che quotidianamente sono afflitti da guerre, carestie, catastrofi e malattie. Ma nel ricco Occidente le nostre "società opulente" ci hanno allontanato dalla "morte", per affrontarla solo marginalmente, come i bigotti fanno con la "sessualità". Covid-19 ci ha rammentato che si muore. Con più facilità di quella che credevamo possibile fino a due mesi fa. In solitudine. Senza un funerale.
- Le epidemie hanno conseguenze anche psicologiche: l'individuo subisce un mutamento interiore in cui sentimenti, idee e passioni ne risultano stravolti. È questa una questione sottesa molto importante eppur trascurata. Il periodo prolungato di isolamento dalla vita sociale, di lontananza dal lavoro, di convivenza forzata con la famiglia senza momenti per sé, la paura di ammalarsi o contagiare i propri cari ogniqualvolta si esce a fare la spesa, possono creare ansia, stress, fragilità, apprensione, problemi di comunicazione e disagio. E se è vero com'è vero che alla crisi sanitaria si aggiunge la crisi economica, l'individuo tranquillo diventa aggressivo, il collerico esplode, e il panico, la depressione, l'anarchia, le violenze domestiche, il senso di rivolta e di riscatto dilagano. Anche perché la politica risulta nevvero impotente (a parte evitare crisi di liquidità alle imprese, sospendere pagamenti di tasse e debiti, erogare ammortizzatori sociali, non è facile riorganizzare le catene di fornitura e le filiere nel brevissimo periodo, quando la gente vuole evitare il contagio). Ancora: se oggi la regola per sfuggire all'epidemia è la distanza sociale, l'isolamento, lo stare a casa, essa si oppone alla "società aperta" e relazionistica alla quale eravamo abituati, allunga le distanze, rallenta gli affetti. La concezione dell'uomo come relazione, tipica di un certo personalismo filosofico, tramonta. Incita alla diffidenza verso il prossimo. Al razzismo. Allo sfilacciamento sociale e amicale. È la crisi del "mondo senza frontiere". È lo scenario di una società che si disaggrega nel caos, e che richiederà urgentemente nuovi modelli di lavoro, di relazione, di vita, di pensiero.
- Le epidemie hanno accompagnato la storia dell'umanità dall'inizio e si sono sempre intrecciate ad altri due flagelli: le guerre e le crisi economiche. Quando vigeva l'ignoranza però erano viste come "il castigo di Dio": "tria sunt flagella quibus dominus castigat" (tre sono i flagelli con cui Dio castiga i popoli: guerra, pestilenza e fame), ammoniva San Bernardino da Siena (XIV sec.). Questo adagio ci introduce al terzo punto: la teologia (o filosofia 🤔?). "La Chiesa è indietro di 200 anni rispetto alla storia", diceva il Card. Carlo Maria Martini (1983). Ma Dio esiste? Dio è giusto? Dio è rimuneratore o castiga e tribola? anche Dio è in quarantena? o piuttosto - come scrisse Philip K. Dick nel suo Nostri amici da Frolix 8: "Dio è morto. Hanno trovato il suo cadavere nel 2019. Galleggiava alla deriva nello spazio". Ovvio che da laico scettico privo di spirito sovrannaturale credo assolutamente che questo virus non sia stato mandato da Dio per punire l'umanità peccatrice. È effetto della natura. È un corollario della globalizzazione. Ma...
Questa è stata la prima Pasqua dopo chissà quanto a chiese chiuse, a funzioni assenti, mentre il popolo cattolico brancola disorientato. Covid-19 secondo alcuni teologi starebbe producendo ulteriori conseguenze nell'autodemolizione della Chiesa cattolica-apostolica romana, riscontrabile già da tempo nel lento e continuo allontanamento dei fedeli: templi e seminari sempre più vuoti, offerte dimezzate e calo dell'8permille, dissenso generalizzato, scisma de facto evitato appena pochi mesi fa, libertà religiosa e nichilismo imperanti, etcetera. Invero le iniziative dei sacerdoti che stanno pensando "mille modi" per essere vicini ai propri parrocchiani, sono viste come "provvedimenti da acquasantiera", perché le "pecorelle smarrite" non sono tra coloro che hanno sempre orbitato attorno all'Azione Cattolica e che di questi tempi si stanno autonomamente organizzando in improvvisati "centri d'ascolto a distanza", e non basa scrivere "da parte mia c'è tutta la buona volontà di venirti in aiuto" quando poi la realtà fattuale è tutt'altro. Quello che ha fatto la straordinaria decisione della Conferenza Episcopale Italiana (uniformandosi ai lockdown governativi), è stato "abdicare alla propria specifica missione di assistenza pastorale e cura della salute delle anime, facendosi silenziosamente da parte" perché "è l'ora degli esperti" (scienziati, medici e tecnici).Il Doomsday Clock, l'Orologio dell'Apocalisse è dunque tornato a muoversi a inizio 2020. Stavolta però non per un riarmo nucleare, una guerra fredda, i cambiamenti climatici, i conflitti politici. Sta tickettando il tempo rimanente all'inizio del cambiamento.
Dal punto di vista teologico, lo scenario che abbiamo davanti ti sembra l'inizio di periodo di crisi e cambiamento.
mercoledì 15 aprile 2020
Chi poteva saperlo?
La "guerra del coronavirus" ci ha fatto capire che non è l'uomo che controlla la natura e la propria esistenza, ma che ci sono dei fattori che possono influenzare anche fatalmente e inavvertitamente la vita dell'uomo e il suo benessere. Covid-19 è lo specchio dell'amata/odiata globalizzazione: distruzione dell'ambiente, boom demografico, velocità degli spostamenti, disuguaglianze sociali, finta solidarietà tra le Nazioni, consumismo sfrenato, incremento della concorrenza su scala planetaria, delocalizzazione della produzione, perdita delle identità locali.Cosa abbiamo sbagliato e cosa dobbiamo imparare da un'esperienza che ha portato il concetto di morte nelle nostre vite da occidentali in un modo in cui prima non era presente - a differenza di molte regioni del mondo quotidianamente afflitte da guerre, carestie e malattie? da un'esperienza che sicuramente farà da game changer cambiando gli equilibri politico-economici a livello globale, generando nuovi assetti (la globalizzazione segnerà il passo a favore della "regionalizzazione" e determinerà una svolta più sovranista in Europa?), mostrando gli errori della politica occidentale (tanto innamorata delle entità sovranazionali laddove invece il muro di Trump potrebbe diventare la metafora per una maggiore fiducia nelle barriere nazionali), del libero mercato, e forse anche della democrazia (quello che sta succedendo in Ungheria e in Polonia, sono due esempi molto chiari di come l'emergenza distrugga il sistema democratico e legittimi derive autoritarie)?
Ciò che è sotto gli occhi di tutti, è il limite che il coronavirus ha posto ad una società economica senza freni, cioé a quel modo sempre più libertario di puntare al libero mercato piuttosto che ad un mercato rispettoso delle giuste ed eque condizioni; un mercato che mira a far crescere i consumi piuttosto che favorire la qualità morale dell'offerta; un mercato dove vige la regola della deflazione salariale piuttosto che della premialità e dell'adeguata valutazione dei lavoratori; un mercato dove sussiste il paradigma delle banche che dominano sui Governi piuttosto che degli Stati-nazione che governano sulle banche.
Per decenni si è generato un conflitto sempre più forte del mercato con lo Stato, chiedendo a gran voce privatizzazioni, deregolamentazione, raggiungimento degli equilibri esclusivamente dalla mutua interazione di produttori e consumatori, astensione dell'interventismo statale, tagli alla spesa pubblica nel rispetto del Patto di Stabilità e Crescita... ora si chiedono gli aiuti governativi e il sostegno statale, tantoché anche la rigida Europa è arrivata a dire che «è chiaro che la risposta debba coinvolgere un significativo aumento del debito pubblico», che «la perdita di reddito del settore privato dovrà essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei Governi», e che «livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie dei decenni a venire».
In effetti potrebbe anche essere che non faremo nulla se non radicarci in una dimensione di amnesia collettiva, perseverando nel mito della crescita economica e dello sviluppo infinito anche a risorse del pianeta limitate, continuando nella nostra dichiarata guerra all'ambiente e chiudendoci negli egoismi e nei nazionalismi. Chi vivrà, vedrà.Una cosa è certa però: gli sviluppi dell'emergenza pandemica in Italia sono accompagnati da un concerto di voci, più o meno istituzionali, che ripete il motto: "siamo tutti sulla stessa barca", "ognuno deve fare la sua parte", "andrà tutto bene", "nessuno deve sentirsi abbandonato, lo Stato c'è". Ma basta analizzare con un po' di attenzione e di lucidità per accorgersi facilmente che non è così. Migliaia di uomini che hanno perso la vita, ed altre migliaia che perderanno il lavoro. Gli aiuti sanitari che latitano, e il sostegno economico alle famiglie che non arriva. Politica, industriali e sindacati che litigano creando panico ed incertezze, e - nell'Italia dell'#IoRestoaCasa, il proletariato=masse di lavoratori regolarmente in marcia verso stabilimenti e aziende, muniti alla bisogna di autocertificazione, impegnati come sempre a garantire la produzione in quelli che sono i servizi essenziali, allorché il virus diventa "gestibile" con mascherine, distanze di sicurezza e spruzzi di disinfettante spesso dalla dubbia effettività. Non siamo affatto tutti sulla stessa barca: come in ogni guerra o shock c'è chi diventa ancora più povero e chi si arricchisce ancor di più. Per alcuni la vita è stata completamente stravolta ed ha aspettative distrutte, per altri non è cambiato quasi nulla (eccettuato il rischio ovviamente di ammalarsi). È stato detto anche che "le epidemie mostrano agli esseri umani chi sono veramente": tendenza al razzismo, diffidenza verso il prossimo, allentamento dei rapporti sociali, rivalutazione del rapporto con l'Io e con Dio.
Il punto alla fine è che tutti dobbiamo essere consapevoli che Covid-19 non è diverso dalla Spagnola, dalla Peste o dal Vaiolo. È una questione molto seria. L'immunità di gregge o il vaccino non arriveranno all'improvviso e nemmeno tanto presto. Qualcosa nella nostra vita cambierà e durerà ben più a lungo della malattia.
martedì 14 aprile 2020
Euro-Gold Standard
La storia è maestra di vita. Spesso però, troppo spesso, l'uomo la dimentica, la ignora o la svilisce relegandola a "passato".Ancor prima che il coronavirus si scatenasse su un mondo impreparato, il ciclo del credito stava facendo cadere il mondo in recessione. È - lo ricordo ancora - post-crisi del 2007 (quella dei mutui sub-prime) che Eurolandia è in stagnazione secolare (con ovvie differenze tra un paese e l'altro). Covid-19 ha semplicemente peggiorato una situazione esistente, inceppando o rallentando le catene di produzione e approvigionamento. Ha messo in ginocchio invero anche democrazia ed equilibri socio-politici, ma "questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta".
Una recessione che rischia di venir trasformata dal coronavirus in un crollo, per reagire al quale molto verosimilmente non sarà sufficiente "l'accordo al ribasso" messo sul piatto dall'Eurogruppo che passa ancora oggi per la vetusta idea partita da Maastricht che "l'emissione monetaria è un malus e non può essere rivolta direttamente all'economia reale, men che mai al singolo Stato, ma solo attraverso prestiti per tramite del settore bancario e del mercato finanziario". Un'idea che ricorda tanto la frase di mariantonettiana memoria "se non hanno più pane, che mangino brioche".
I tanto incensati aiuti europei [a prestito] determineranno un aumento dell'indebitamento pubblico e privato, che giocoforza aprirà nuovi problemi, ovvero "rating del debito pubblico", "tagli lagrime e sangue", "discutibili riforme".
A causa dell'euro ci ritroviamo oggi con gli stessi problemi che affliggevano il Gold Standard: inutile negare le inquietanti similitudini tra il Sistema Aureo e il Sistema Monetario Europeo!
In parole spicce, il Gold Standard è stato un sistema monetario vigente fino al 1914 che ancorava, in maniera fissa, la convertibilità della cartomoneta alle riserve auree (che invasero l'Europa dalle "Indie occidentali") detenute da ogni Stato-nazione. Che è un modo, semplice, per calcolare quanta ricchezza c'è in un certo paese. Perché, avendo l'oro valore in quanto assoluta materialità, la ricchezza di ogni paese dipendeva in definitiva dalle riserve possedute dalla sua Banca centrale. Che poi l'accumulo di oro, e di ricchezza più in generale (ad es. prevalenza delle esportazioni sulle importazioni), ha sempre mosso popoli e Governi, sin dal mercantilismo, passando per il colonialismo, fino all'odierno imperialismo. Ma anche "questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta". Il Gold Standard aveva però un grosso svantaggio: l'essere legato ad una parità fissa col metallo prezioso impediva di creare moneta a piacimento e dunque legava le mani ai Governi (la ricchezza o c'era o non si poteva creare dal nulla), rivelandosi poco adatto a gestire gli shock. Tant'è vero che fu abbandonato (una prima volta) all'alba della I Guerra Mondiale, quando tutti i paesi si trovarono a dover finanziare lo sforzo bellico in disavanzo. E, tant'è vero (2) che l'economia statunitense si riprese dopo la Crisi del '29 grazie ad una svalutazione secca del -40% del dollaro rispetto all'oro.Il Gold Standard ha avuto ritorni di fiamma tra le due Guerre, una nuova uscita nel 1931 e un remake nel 1947 con gli accordi di Bretton Woods, detto "Gold Exchange Standard" o più amichevolmente "Dollar Standard", in quanto la convertibilità fissa tra le valute nazionali era in dollari, i quali (e solo loro) erano legati ad un cambio predeterminato all'oro detenuto presso la FED. Il dollaro divenne la valuta principe negli scambi internazionali e moneta di riserva di valore. In seno a quegli accordi, peraltro vennero creati il FMI e la BIRS (Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo), col compito di vigilare sulla stabilità monetaria e ricostituire un commercio internazionale aperto e multilaterale, s'è del caso anche aiutando i paesi in via di sviluppo tramite il finanziamento di progetti mirati.
La crisi petrolifera del 1971 sancì la definitiva morte del Gold Standard quando Nixon abolì la convertibilità del dollaro in oro, decretando di fatto la nascita del "sistema fluttuante" e del "corso forzoso". L'era, tutt'ora in corso fuori dall'Eurozona, del "flat money" (denaro e basta), in cui le Banche centrali regolano a discrezione la quantità di denaro circolante e il suo costo (il tasso ufficiale di sconto) sulla base di esigenze di liquidità, shock sistemici ed ordini governativi. Sicuramente vantaggi e svantaggi (tra cui inflazione e speculazione finanziaria), ma è stata la fine della convertibilità ad aver permesso il superamento della crisi petrolifera, il boom economico del decennio successivo, e un più rapido e agevole smobilizzo delle ricchezze da un paese all'altro.
L'euro è per funzionamento e scopi un gold standard-like. Le parità tra le varie valute nazionali sono state fissate all'interno dello SME2 ed ancorate ad una valuta sovranazionale, di proprietà della BCE, che è spacciata come moneta comune. La capacità di emettere moneta è stata sottratta da tempo agli Stati ed affidata alla BCE sulla base del folle assunto delle "vergini vestali del pareggio di bilancio di Eurolandia che ritengono che non si debba spendere per stimolare l'economia". Ma l'Eurozona non è mai stata un'area valutaria ottimale: non ha mai presentato quelle caratteristiche (flessibilità delle retribuzioni, mobilità del lavoro, omogeneità di ricchezza e convergenza dei tassi d'inflazione) indispensabili per creare un'area a cambi fissi efficiente, specie a motivo della profonda differenza economica e culturale tra i diversi Paesi membri. E dunque non sono derivati per tutti quei vantaggi tipici di un sistema a cambi fissi, ovvero inflazione contenuta, stabilità economica e crescita, credibilità. Ragionando, un paese che non è riuscito a giovarsi pienamente della crescita economica tanto sbandierata dallo slogan dell'euro, e che si trovi ad essere membro di una area monetaria NON ottimale, si assoggetta ad un sistema ove dunque è impedita qualunque svalutazione deflattiva o creazione di moneta (come invece fanno States, Cina, Regno Unito e Giappone). In assenza di queste possibilità, occorre ricorrere alla deflazione salariale: vale a dire, precarizzazione del lavoro e riduzione dei salari per recuperare almeno a livello di export quella competitività di prezzo che ci è negata dalla scarsa produttività, ovvero alla tassazione come strumento di riequilibrio della bilancia commerciale (riducendo la liquidità delle famiglie si riduce il consumo e dunque la domanda). È vero, a monte in Italia ci sono una questione culturale (siamo un popolo di navigatori, artisti, letterati, (ex) bancari... cazzo ci serve studiare) e quelle carenze strutturali causate da decenni di bassi investimenti anche nel privato e nel sostegno statale alle imprese che le ha rese impreparate al contesto globale. L'euro ha semplicemente amplificato i nostri deficit, ma tant'è: "la storia non si fa con i sé e con i ma".
Coi vincoli imposti dal pareggio di bilancio, l'Europa ha in pratica deciso autonomamente che la quantità di moneta di cui potranno disporre gli Stati membri in caso di shock dev'essere limitata alla quantità di prestiti erogati dal mercato e dunque, per converso, alla quantità di tasse che gli stessi saranno in grado di prelevare alla cittadinanza per rimborsare le obbligazioni comuni emesse a fronte degli aiuti.
L'austerity fa comodo alla Germania per esercitare il controllo sugli altri Stati membri, ma con ciò stiamo deprivando le generazioni future di un livello di qualità della vita e di una possibilità di essere felici che non ci saranno.
Oggi uscire dall'euro sarebbe - per usare le parole del Prof. Fabio Sdogati - "un terremoto". Al momento dell'uscita - visto il vergognoso paradigma in cui il mercato finanziario domina sui Governi - gestori di fondi comuni di investimento, capi di tesorerie, banche e intermediari finanziari di tutto il mondo smetterebbero di comprare e richiamerebbero tutti i crediti erogati. Posto che i debiti contratti andranno ripagati in euro o in dollari, perché nessuno accetterà carta di nuovo (o vecchio) conio: non i Governi, non i mercati finanziari, non le imprese. Che, come sempre, occorrerà procurarsi in uno di due modi: esportando più di quanto non s'importi, o prendendo a prestito. E chi, dal resto del mondo, darebbe a prestito alle imprese, al Governo, ai residenti di un paese (magari oggi modesto com'è divenuta l'Italia che, sebbene ancora al tavolo dei G8 è scivolata davanti a Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia, in zona retrocessione per percentuale di laureati e di occupati, neanche in classifica per l'adeguamento all'era digitale) che uscendo dall'Unione Economica e Monetaria si troverebbe da sola di fronte alla globalizzazione, anzi peggio, dinnanzi alla "regionalizzazione" del mercato globale [ossia frammentazione in macroblocchi con presenza di grossi attori e inevitabili accordi commerciali].Dunque cosa fare? rivedere i princìpi dell'Europa, i trattati, le solidarietà, abolendo i parametri di Maastricht, il pareggio di bilancio e gli artt. 123 e 130 del TFUE che, l'uno proibisce alle Banche centrali di finanziare i deficit statali e l'altro sancisce l'indipendenza della BCE dai Governi nazionali, affinché il SEBC possa acquistare i titoli del debito pubblico nazionali non collocati sul mercato al fine di emettere liquidità reale.
lunedì 13 aprile 2020
Meno male che c'è l'Europa!!!
Il Presidente Giuseppe Conte, una volta, all'inizio della crisi europea [perché è anche questo che stiamo vivendo], ha detto "se non ci siete faremo da soli". Visto che l'Europa sta dimostrando di non essere assolutamente all'altezza del ruolo per cui è stata anche creata, considerato che sta mancando per la seconda volta [la prima è stata la crisi greca] il suo appuntamento con la storia, visto che si parla tanto di Europa ma che poi di fatto prevalgono soltanto i "nazionalismi" e gli egoismi dei paesi del blocco del Nord, visto che si parla del futuro nostro e dei nostri figli - sig. Presidente Le chiedo: "non è giunto il momento di fare da soli?". O quel "faremo da soli" era solo uno slogan? Possibile che l'unica via percorribile sia chiedere soldi alla maledetta Europa?
Dietro l'Eurogruppo (e il solito compromesso al ribasso che ha partorito) abbiamo perso settimane fondamentali, settimane che rischiamo di non recuperare economicamente, competitivamente e socialmente. Svegliamoci.
Perché possiamo anche credere che la posizione di questo Governo sul MES non cambierà. Ma se non partiamo subito con alternative nostre, ciò che nel breve termine si sta facendo (e non facendo) non sarà abbastanza: l'Italia è quasi alla canna del gas (essendo messa non certo bene da prima della "guerra del coronavirus") e i prossimi Governi potrebbero non avere altri strumenti se non quello di mettere il collo nel cappio del MES.
Il MES è un meccanismo di assistenza finanziaria (di "stabilità" dicono alla UE) agli Stati membri ma per la cui fruizione sono necessarie l'assolvimento di severe condizioni ed ulteriori cessioni di sovranità (queste condizioni - detta l'art. 12 dello Statuto del Fondo salva Stati - "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni predefinite". Nel caso della Grecia hanno comportato un vero e proprio commissariamento che ha imposto riforme "lagrime e sangue", vigilanza bancaria e tagli alla spesa pubblica), sebbene pare che per finanziare la spesa sanitaria le condizionalità saranno sospese. Occhio: perché, stando al memorandum, queste modalità light varranno solo per la durata dell'emergenza sanitaria... dopodiché verranno automaticamente ripristinate le severità. Doppio imbroglio: 1. posso accedere alla linea di finanziamento soft del MES solo per le spese sanitarie e di prevenzione - dirette o indirette che siano, non per aiutare l'economia o la liquidità delle imprese;
2. chi stabilirà il limite temporale dell'emergenza sanitaria facendo rientrare le condizionalità? l'Eurogruppo al quale il blocco del Nord porrà il suo veto?
Il MES non crea alcuna base monetaria ma funziona unicamente in base alle somme sottoscritte dagli Stati membri. Sottoscritte, non versate. L'Italia ad oggi è il terzo finanziatore del MES, avendo sottoscritto 125 miliardi di € (che per Statuto è tenuta a versare a semplice richiesta). A fronte di queste sottoscrizioni (che fungono da garanzia), il MES ha la capacità di emettere obbligazioni comuni, dalle quali l'Italia può ottenere una linea di liquidità fino al 2% del proprio PIL. In sintesi, tra versamenti effettivi (si parla di 14 miliardi di € per l'Italia) e sottoscrizioni, il MES reperirà fondi sul mercato per prestarcene una parte, sindacando ovviamente sul relativo impiego.
Il SURE, l'altra follia, l'ultimo venuto annunciato in pompa magna dalla Presidente della Commissione Von der Leyen. Si tratta di un fondo della Commissione finalizzato ad erogare prestiti ai Paesi che ne faranno richiesta per sostenere l'occupazione. A mo' di Cassa Integrazione. Esso potrà prestare fino a complessivi 100 miliardi a lungo termine, per ottenere i quali (non esistendo ad oggi un fondo) emetterà obbligazioni comuni garantite per almeno il 25% dai 27 Stati membri. In sintesi, daremo nostre garanzie per 25 miliardi di € affinché la Commissione reperisca fondi sul mercato e ce ne presti una parte, sindacando - anche qui - sul merito. Un passaggio da non sottovalutare sul SURE è che non esiste ancora! tra approvazione di trattato/statuto, discussione nei Parlamenti nazionali, erogazione garanzie ed emissione delle obbligazioni comuni passerà tempo. Mesi. Mentre gli effetti sull'occupazione e sui redditi dei lavoratori europei si stanno facendo sentire già adesso.
Poi c'è la BEI, la Banca Europea per gli Investimenti. Anch'essa per emettere obbligazioni comuni - usabili per erogare prestiti diretti alle imprese, con un occhio di riguardo alle PMI - dovrà rivolgersi ai mercati che, ovviamente, richiedono garanzie. Per inciso, l'Italia è azionista della BEI al 16% e tra i maggiori contributori per 39 miliardi di €.
Dunque, la fantomatica potenza di fuoco dell'Europa pari a 700 miliardi di € (400 MES + 100 SURE + 200 BEI), è costituita innanzitutto da prestiti erogati da una somma almeno cinque volte minore (miracolo del moltiplicatore bancario), somme che una volta concesse sono destinate a tornare indietro entro massimo dieci anni. Con gli interessi, come si conviene naturalmente a qualunque prestito. E che deriverebbero peraltro da contribuzioni o garanzie già prestate, a fronte dei quali - se malauguratamente qualche paese non rispondesse avvitandosi ancora più nella crisi - gli Stati membri sarebbero chiamati a versare. Come a dire - ed ecco lo schema geniale [per le banche, non certo per i Governi nazionali]: io Italia, tra i principali contributori di MES e BEI - da definire il SURE, ho già versato decine di miliardi di €. Voi, MES, BEI e SURE, mi presterete soldi già miei, e io ve li restituirò con gli interessi. In un ammontare peraltro modestissimo: secondo l'OCSE, lo shutdown si sta già traducendo in una contrazione media per l'Italia di quasi il 12% del PIL, laddove la tanto decantata "potenza di fuoco dell'Europa" mira a consegnarci risorse che non arriveranno nemmeno al 5% del PIL. Un pacchetto di misure dunque assolutamente non commisurato alla portata dell'impatto del coronavirus sull'economia europea! Tanto più che dopo l'emergenza coronavirus, l'indebitamento pubblico e privato aumenterà notevolmente. Perché io stessa, Italia, oltre a restituirvi il mio debito, potrei essere chiamata a liberare il capitale sottoscritto. Debito su debito.
Meno male che c'è l'Europa!!!
Dietro l'Eurogruppo (e il solito compromesso al ribasso che ha partorito) abbiamo perso settimane fondamentali, settimane che rischiamo di non recuperare economicamente, competitivamente e socialmente. Svegliamoci.
Perché possiamo anche credere che la posizione di questo Governo sul MES non cambierà. Ma se non partiamo subito con alternative nostre, ciò che nel breve termine si sta facendo (e non facendo) non sarà abbastanza: l'Italia è quasi alla canna del gas (essendo messa non certo bene da prima della "guerra del coronavirus") e i prossimi Governi potrebbero non avere altri strumenti se non quello di mettere il collo nel cappio del MES.
Il MES è un meccanismo di assistenza finanziaria (di "stabilità" dicono alla UE) agli Stati membri ma per la cui fruizione sono necessarie l'assolvimento di severe condizioni ed ulteriori cessioni di sovranità (queste condizioni - detta l'art. 12 dello Statuto del Fondo salva Stati - "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni predefinite". Nel caso della Grecia hanno comportato un vero e proprio commissariamento che ha imposto riforme "lagrime e sangue", vigilanza bancaria e tagli alla spesa pubblica), sebbene pare che per finanziare la spesa sanitaria le condizionalità saranno sospese. Occhio: perché, stando al memorandum, queste modalità light varranno solo per la durata dell'emergenza sanitaria... dopodiché verranno automaticamente ripristinate le severità. Doppio imbroglio: 1. posso accedere alla linea di finanziamento soft del MES solo per le spese sanitarie e di prevenzione - dirette o indirette che siano, non per aiutare l'economia o la liquidità delle imprese;
2. chi stabilirà il limite temporale dell'emergenza sanitaria facendo rientrare le condizionalità? l'Eurogruppo al quale il blocco del Nord porrà il suo veto?
Il MES non crea alcuna base monetaria ma funziona unicamente in base alle somme sottoscritte dagli Stati membri. Sottoscritte, non versate. L'Italia ad oggi è il terzo finanziatore del MES, avendo sottoscritto 125 miliardi di € (che per Statuto è tenuta a versare a semplice richiesta). A fronte di queste sottoscrizioni (che fungono da garanzia), il MES ha la capacità di emettere obbligazioni comuni, dalle quali l'Italia può ottenere una linea di liquidità fino al 2% del proprio PIL. In sintesi, tra versamenti effettivi (si parla di 14 miliardi di € per l'Italia) e sottoscrizioni, il MES reperirà fondi sul mercato per prestarcene una parte, sindacando ovviamente sul relativo impiego.
Il SURE, l'altra follia, l'ultimo venuto annunciato in pompa magna dalla Presidente della Commissione Von der Leyen. Si tratta di un fondo della Commissione finalizzato ad erogare prestiti ai Paesi che ne faranno richiesta per sostenere l'occupazione. A mo' di Cassa Integrazione. Esso potrà prestare fino a complessivi 100 miliardi a lungo termine, per ottenere i quali (non esistendo ad oggi un fondo) emetterà obbligazioni comuni garantite per almeno il 25% dai 27 Stati membri. In sintesi, daremo nostre garanzie per 25 miliardi di € affinché la Commissione reperisca fondi sul mercato e ce ne presti una parte, sindacando - anche qui - sul merito. Un passaggio da non sottovalutare sul SURE è che non esiste ancora! tra approvazione di trattato/statuto, discussione nei Parlamenti nazionali, erogazione garanzie ed emissione delle obbligazioni comuni passerà tempo. Mesi. Mentre gli effetti sull'occupazione e sui redditi dei lavoratori europei si stanno facendo sentire già adesso.
Poi c'è la BEI, la Banca Europea per gli Investimenti. Anch'essa per emettere obbligazioni comuni - usabili per erogare prestiti diretti alle imprese, con un occhio di riguardo alle PMI - dovrà rivolgersi ai mercati che, ovviamente, richiedono garanzie. Per inciso, l'Italia è azionista della BEI al 16% e tra i maggiori contributori per 39 miliardi di €.
Dunque, la fantomatica potenza di fuoco dell'Europa pari a 700 miliardi di € (400 MES + 100 SURE + 200 BEI), è costituita innanzitutto da prestiti erogati da una somma almeno cinque volte minore (miracolo del moltiplicatore bancario), somme che una volta concesse sono destinate a tornare indietro entro massimo dieci anni. Con gli interessi, come si conviene naturalmente a qualunque prestito. E che deriverebbero peraltro da contribuzioni o garanzie già prestate, a fronte dei quali - se malauguratamente qualche paese non rispondesse avvitandosi ancora più nella crisi - gli Stati membri sarebbero chiamati a versare. Come a dire - ed ecco lo schema geniale [per le banche, non certo per i Governi nazionali]: io Italia, tra i principali contributori di MES e BEI - da definire il SURE, ho già versato decine di miliardi di €. Voi, MES, BEI e SURE, mi presterete soldi già miei, e io ve li restituirò con gli interessi. In un ammontare peraltro modestissimo: secondo l'OCSE, lo shutdown si sta già traducendo in una contrazione media per l'Italia di quasi il 12% del PIL, laddove la tanto decantata "potenza di fuoco dell'Europa" mira a consegnarci risorse che non arriveranno nemmeno al 5% del PIL. Un pacchetto di misure dunque assolutamente non commisurato alla portata dell'impatto del coronavirus sull'economia europea! Tanto più che dopo l'emergenza coronavirus, l'indebitamento pubblico e privato aumenterà notevolmente. Perché io stessa, Italia, oltre a restituirvi il mio debito, potrei essere chiamata a liberare il capitale sottoscritto. Debito su debito.
Questo è il Sogno Europeo: il sogno in cui il mercato finanziario e le banche dominano sui Governi. L'Europa delle banche, non degli Stati nazionali.Orbene. Poniamo che le misure del D.L. "Cura Italia" e del nuovo D.L. in arrivo questo mese risultino valide. Diamo per buono anche l'arrivo di credito dall'Europa - ma ribadisco che le prime si stanno rivelando inadeguate e il secondo arriverà con colpevole ritardo - il problema è il "dopo": aspettiamoci nuove privatizzazioni, svendite di beni pubblici, l'aumento tanto rimandato dell'IVA, ancora tagli a ricerca, istruzione e spesa militare (forse stavolta non alla sanità... se abbiamo imparato dalla storia), mancati rinnovi contrattuali agli statali, ritorno del blocco delle assunzioni via concorsi pubblici, taglio alle maxi-pensioni (ma magari!)... e chissà: nuova patrimoniale? aumento IMU seconde case? nuovo superbollo? inasprimento aliquote IRPEF e IRES? riforme "lagrime e sangue" signori miei, così da trovare i soldi e farli tornare nelle tasche dei falchi d'Europa, il tutto incensato da aumento di disoccupazione e lavoro irregolare.
Qua non si parla di chiedere soldi gratis e di spenderli come meglio ci pare senza doverne rendere conto. Qua si chiede di finirla di sognare sulla solidarietà. Cioé di poter bussare senza esitazione alla porta della BCE, la quale - in veste di Banca centrale - dovrebbe acquistare i titoli del debito pubblico nazionali stampando moneta e dunque immettendo reale liquidità. Pacifico ed incontestabile che fino a quando ciò era possibile in Italia (quando cioé la Banca d'Italia acquistava BOT e BTP dal Ministero del Tesoro), non vi era alcun indebitamento reale da parte dello Stato. Tale procedura infatti costituiva una semplice operazione contabile che, al contrario della cessione delle obbligazioni sui mercati, non comportava alcun costo per la Nazione. Creava liquidità reale. La frattura più profonda che sta attraversando l'Europa passa per l'appunto per la vetusta e anacronistica idea che ha partorito i parametri di Maastricht, in base alla quale l'emissione monetaria non debba essere rivolta direttamente all'economia reale, men che mai al singolo Stato, ma solo per tramite del settore bancario, pena creare un'inflazione che incrementerebbe il tasso di interesse ai virtuosi tedeschi e olandesi...E qualcuno mi parla di voler cedere anche la sovranità fiscale all'Europa... folli e non nel senso decantato da Steve Jobs!
Meno male che c'è l'Europa!!!
venerdì 10 aprile 2020
Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza
È post-crisi del 2007 (quella dei mutui sub-prime della Goldman Sachs) che l'Italia è in ginocchio; una stagnazione secolare ["secolare" non nel senso che dura da un secolo, ma nel senso che non è "congiunturale"] dalla quale non si è ripresa a causa delle politiche di austerità delle "vergini vestali del pareggio di bilancio di Eurolandia" (cit Prof. Sdogati), che ritengono che non si debba spendere per stimolare l'economia.
Ma facciamo qualche passo indietro.
L'Europa, la Comunità Economica Europea per la precisione, nasce a Roma nel 1958 per far fronte all'esigenza della globalizzazione, tra gli allora sei paesi Italia, Francia, Germania dell'Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Creare un polo economico grande, forte, che potesse resistere e competere in un mercato globale e al contempo promuovere la cooperazione economica tra i paesi membri, riducendone il rischio di conflitti. Col tempo, quella che era nata come un accordo puramente economico, è diventata un'Unione aperta ad altri membri, anche extra-europei, ed attiva in tutta una serie di settori che vanno dal clima all'ambiente, alla salute, alla sicurezza, alla giustizia e all'immigrazione.
Nel 1992, al fine di rafforzare quel Sistema Monetario Europeo che avrebbe portato all'adozione della moneta unica (l'amato/odiato €uro), vennero sanciti i (folli) parametri di convergenza di Maastricht. "Folli" perché i parametri di Maastricht sono balle. "Furono fatti un po' a caso dai politici e non da economisti". Parole di Alan Friedman (giornalista ed economista statunitense), non mie. Non è che se avessimo un 7% di deficit sul PIL o lo spread alto l'economia non crescerebbe. La crescita è un fatto di lungo periodo e - anzi - richiede non solo riforme strutturali e scelte politiche sensate, ma soprattutto spesa pubblica.
Per uscire da una crisi e rilanciare l'economia ci sono quattro leve.
E invece in Europa che si fa? Guai a spendere. L'ortodossia dell'austerità è forte al punto da aver già sacrificato la Grecia.
E facciamo un altro piccolo passo indietro. Ottobre 2009: il momento zero della "crisi greca". Il nuovo Governo greco rivela che i governi precedenti avevano falsificato i dati di bilancio dei conti pubblici per far sì che la Grecia entrasse nell'Unione Economica e Monetaria Europea. La verità è che il deficit pubblico per il 2009 è il doppio delle stime precedenti, ca il 12%. PARENTESI Nel 2003 l'allora Presidente della Commissione Europea aveva chiesto un aumento dei controlli sui conti pubblici dei paesi membri, ma la Germania si oppose. Perché? perché la Germania è la prima a truccarli: è notorio infatti che mentre il bilancio federale chiude in pareggio o con basso deficit, i deficit miliardari dei sedici Lander rimangono confinati nei bilanci locali, a differenza ad es. di quanto accade con le nostre Regioni, i cui deficit vengono consolidati nel consuntivo nazionale CHIUSA PARENTESI.
Ma mentre il nuovo Governo greco si prepara a varare un piano di riforme fiscali, strutturali, etc... le agenzie di rating declassano il debito greco dichiarandolo "inaffidabile", classificandolo "spazzatura". Cosa comporta ciò? che tutti coloro che detenevano titoli del debito greco iniziano a venderli. E quelli che non li detenevano iniziano a venderli allo scoperto. Ciò fa schizzare in alto gli interessi sul debito greco - perché più un titolo è inaffidabile, più il rendimento cresce (per compensare il rischio dell'investitore/risparmiatore). Cosa sarebbe successo se la Grecia fosse stata uno Stato-nazione? la sua Banca centrale avrebbe acquistato i titoli immettendo liquidità. Perché non dovrebbe esistere un paradigma in cui il mercato finanziario domina sui Governi, imponendo (non stimolando) delle decisioni. Ma ciò non può accadere: l'hanno chiamata "crisi del debito sovrano", ma cosa c'è di sovrano se con l'entrata in Europa abbiamo ceduto la politica monetaria all'Europa e la democrazia è venuta meno allorché i Governi nazionali sono diventati schiavi delle agenzie di rating?
L'Europa cosa fa? non ci sta ovviamente a mutualizzare quello che era invero un "dramma europeo", trovando più facile far marcire la piccola nazione ellenica in quella che il Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman definì "mostruosa follia", come a dire: "siamo Europa, ma se hai problemi economici te li risolvi da solo, non è affar nostro. Al massimo ti prestiamo dei soldi". Il piano di aiuti europeo alla Grecia è subordinato a un pesantissimo piano di austerità, che prevede tagli, tagli e ancora tagli. La Grecia ha perso. La solidarietà europea, messa alla sua prima prova, ha fallito. L'austerity imposta dall'Europa ad Atene ha depresso l'economia ellenica fino ad oggi: disoccupazione fino al 30%, stipendi e pensioni di poche centinaia di euro, limiti ai prelievi bancari, proteste popolari e scioperi, anche violenti... e la continua sensazione di essere sul ciglio del burrone... mentre BCE e FMI hanno incassato interessi miliardari.
L'Europa interculturale dell'Erasmus, l'Europa della libera circolazione di merci, persone e capitali, l'Europa dei giovani che sono nati già in Europa e non comprendono un'Italia senza Europa. Ma l'Europa è davvero capace di essere il terzo attore sulla scena internazionale? o piuttosto non è uscita dalla "guerra del coronavirus" schiacciata sotto violente recriminazioni, accuse e offese, dimenticandosi degli ultimi, dei lavoratori, dei disoccupati?
Con l'Eurogruppo di stanotte, la solidarietà europea ha fallito nuovamente il suo appuntamento con la storia. Olanda e Germania si sono dimostrati incapaci di ascoltare le richieste specifiche dei paesi dell'Europa meridionale per "non dare soldi alla Mafia". Qualcuno mi ha dato del nazionalista. Ma non è "nazionalismo" quello di un'Olanda che vota due mozioni parlamentari contrarie non solo agli Eurobond ma anche a qualunque attenuazione del MES? non è "nazionalismo" la famiglia disfunzionale di 27 nazioni che ragionano come 27 piccoli cuori separati, che non si fidano gli uni degli altri, piuttosto che come un unico grande cuore? non è stato "nazionalismo" l'aver spezzato le reni alla Grecia?
La verità è che un'Europa migliore di questa non esisterà mai. Perché i Grandi che avevano pensato l'Europa hanno lasciato lo spazio a piccoli o mediocri rappresentanti. Ci tendono il MES, il diabolico Fondo salva Stati. Con condizionalità "soft". Niente Troika a dettare come fare politica ma un monitoraggio "light" da parte dello stesso MES e della Commissione Europea, che verificheranno l'uso delle risorse per pagare le spese sanitarie, e non per aiutare imprese e famiglie. Perché "i Governi dell'Europa meridionale sarebbero irresponsabili, ed il blocco del Nord ha bisogno di garanzie". Niente interessi né limiti da rispettare su deficit e debito (per adesso) - il Patto di Stabilità e Crescita è al momento sospeso, ma la restituzione delle risorse prelevate in cinque/dieci anni. Infine, se l'Italia prendesse quei soldi, il debito che ne nascerebbe verso l'Europa sarebbe privilegiato rispetto al proprio debito pubblico (questo prevede oggi lo Statuto del MES) - debito pubblico la cui emissione sarà essenziale per finanziare gli aiuti ad imprese e famiglie, e per riavviare l'economia.
Perché, mentre nel cuore dell'Impero (negli States) si fa politica monetaria, in Europa si parla di prestiti? La lezione che vogliono insegnare crucchi e tulipani a noi italioti è: "ciascun paese è nudo e solo dinnanzi ai propri problemi".
Il Piano SURE (la cassa integrazione europea)? l'altra falsa risposta resasi necessaria alle critiche di eccessivo rigorismo dimostrato in sede di Consiglio UE, ma che invero è anch'esso un piano di prestiti a fronte di sottoscrizione di garanzie, e non un finanziamento a fondo perduto. "SURE", come "Sicuro": dateci sangue, lavoro e risparmi che noi vi facciamo l'elemosina!
SURE e MES sono un'ipoteca sul futuro che ci farà perdere tutte le nostre certezze perché, sostanziandosi in debito della peggior specie, aprirebbero la porta alla richiesta di pesanti sacrifici al nostro Paese e ad un ulteriore avvitamento dell'economia italiana, rischiando di non uscirne più. Il disegno è ormai chiaro: approfittare di questa crisi per "disciplinarci definitivamente" con due strumenti che saranno un formidabile guinzaglio. Cito un grande amico: "quello che [i tedeschi] non sono riusciti a fare con due guerre mondiali, lo stanno ottenendo con l'economia".
Ma facciamo qualche passo indietro.
L'Europa, la Comunità Economica Europea per la precisione, nasce a Roma nel 1958 per far fronte all'esigenza della globalizzazione, tra gli allora sei paesi Italia, Francia, Germania dell'Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Creare un polo economico grande, forte, che potesse resistere e competere in un mercato globale e al contempo promuovere la cooperazione economica tra i paesi membri, riducendone il rischio di conflitti. Col tempo, quella che era nata come un accordo puramente economico, è diventata un'Unione aperta ad altri membri, anche extra-europei, ed attiva in tutta una serie di settori che vanno dal clima all'ambiente, alla salute, alla sicurezza, alla giustizia e all'immigrazione.
Nel 1992, al fine di rafforzare quel Sistema Monetario Europeo che avrebbe portato all'adozione della moneta unica (l'amato/odiato €uro), vennero sanciti i (folli) parametri di convergenza di Maastricht. "Folli" perché i parametri di Maastricht sono balle. "Furono fatti un po' a caso dai politici e non da economisti". Parole di Alan Friedman (giornalista ed economista statunitense), non mie. Non è che se avessimo un 7% di deficit sul PIL o lo spread alto l'economia non crescerebbe. La crescita è un fatto di lungo periodo e - anzi - richiede non solo riforme strutturali e scelte politiche sensate, ma soprattutto spesa pubblica.
Per uscire da una crisi e rilanciare l'economia ci sono quattro leve.
La prima, i consumatori. Se i consumatori consumano di più le imprese producono di più, producendo ricchezza (PIL) e aumentando l'occupazione. E se cresce l'occupazione aumenta la domanda, e dunque cresce ancora il PIL, etcetera = moltiplicatore keynesiano. Ma le aspettative attuali non sono certo rosee, anzi sono tragiche, specie all'indomani della "guerra del coronavirus". Come chiedere alle famiglie di consumare di più nell'immediato futuro? semmai costoro risparmieranno di più, limitando gli acquisti ai beni essenziali!Se l'economia cresce, si riduce l'occupazione, cresce la ricchezza (e non solo quella, ma anche il risparmio, la speranza di vita, l'alimentazione, la salute, l'istruzione, il tempo libero, etcetera), crescono gli investimenti. L'inflazione aumenta, OK, così come i tassi d'interesse e il debito pubblico; ma non è il breve periodo il momento per preoccuparsi di ciò. Se occorrerà qualche misura di austerità ci si penserà tra dieci o quindici anni. Frattanto inflazione e debito pubblico potrebbero gradualmente rientrare una volta ripartita l'economia.
La seconda, gli investimenti privati. Ma come chiedere alle imprese di investire di più solo perché i tassi d'interesse sono bassi, se non ci sono prospettive di ripresa della domanda? perché produrre? per il magazzino?
La terza, l'estero? idem. "Stiamo vivendo uno tsunami che non ha nulla a che fare con shock asimmetrici", dunque ogni nazione vorrà esportare e ridurre le importazioni, ma in una crisi globale l'export globale va in panne, con ovvia ricaduta sulle produzioni interne! chi comprerà da chi? se l'economia globale si contrae, tutte le economie nazionali si contraggono!
Infine la quarta: il Governo. Come il Governo? in "un'economia di mercato"? Sì. Perché sono le politiche economiche del Governo a stimolare la domanda e la produzione, fornendo liquidità ai consumatori e alle imprese. La spesa pubblica stimola la spesa privata: è un trade-off chiaro e limpido. La spesa pubblica inietta ottimismo, migliora le aspettative e può aiutare veramente a far ripartire l'economia. Come? con la leva fiscale e la politica monetaria.
E invece in Europa che si fa? Guai a spendere. L'ortodossia dell'austerità è forte al punto da aver già sacrificato la Grecia.
E facciamo un altro piccolo passo indietro. Ottobre 2009: il momento zero della "crisi greca". Il nuovo Governo greco rivela che i governi precedenti avevano falsificato i dati di bilancio dei conti pubblici per far sì che la Grecia entrasse nell'Unione Economica e Monetaria Europea. La verità è che il deficit pubblico per il 2009 è il doppio delle stime precedenti, ca il 12%. PARENTESI Nel 2003 l'allora Presidente della Commissione Europea aveva chiesto un aumento dei controlli sui conti pubblici dei paesi membri, ma la Germania si oppose. Perché? perché la Germania è la prima a truccarli: è notorio infatti che mentre il bilancio federale chiude in pareggio o con basso deficit, i deficit miliardari dei sedici Lander rimangono confinati nei bilanci locali, a differenza ad es. di quanto accade con le nostre Regioni, i cui deficit vengono consolidati nel consuntivo nazionale CHIUSA PARENTESI.
Ma mentre il nuovo Governo greco si prepara a varare un piano di riforme fiscali, strutturali, etc... le agenzie di rating declassano il debito greco dichiarandolo "inaffidabile", classificandolo "spazzatura". Cosa comporta ciò? che tutti coloro che detenevano titoli del debito greco iniziano a venderli. E quelli che non li detenevano iniziano a venderli allo scoperto. Ciò fa schizzare in alto gli interessi sul debito greco - perché più un titolo è inaffidabile, più il rendimento cresce (per compensare il rischio dell'investitore/risparmiatore). Cosa sarebbe successo se la Grecia fosse stata uno Stato-nazione? la sua Banca centrale avrebbe acquistato i titoli immettendo liquidità. Perché non dovrebbe esistere un paradigma in cui il mercato finanziario domina sui Governi, imponendo (non stimolando) delle decisioni. Ma ciò non può accadere: l'hanno chiamata "crisi del debito sovrano", ma cosa c'è di sovrano se con l'entrata in Europa abbiamo ceduto la politica monetaria all'Europa e la democrazia è venuta meno allorché i Governi nazionali sono diventati schiavi delle agenzie di rating?
L'Europa cosa fa? non ci sta ovviamente a mutualizzare quello che era invero un "dramma europeo", trovando più facile far marcire la piccola nazione ellenica in quella che il Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman definì "mostruosa follia", come a dire: "siamo Europa, ma se hai problemi economici te li risolvi da solo, non è affar nostro. Al massimo ti prestiamo dei soldi". Il piano di aiuti europeo alla Grecia è subordinato a un pesantissimo piano di austerità, che prevede tagli, tagli e ancora tagli. La Grecia ha perso. La solidarietà europea, messa alla sua prima prova, ha fallito. L'austerity imposta dall'Europa ad Atene ha depresso l'economia ellenica fino ad oggi: disoccupazione fino al 30%, stipendi e pensioni di poche centinaia di euro, limiti ai prelievi bancari, proteste popolari e scioperi, anche violenti... e la continua sensazione di essere sul ciglio del burrone... mentre BCE e FMI hanno incassato interessi miliardari.
L'Europa interculturale dell'Erasmus, l'Europa della libera circolazione di merci, persone e capitali, l'Europa dei giovani che sono nati già in Europa e non comprendono un'Italia senza Europa. Ma l'Europa è davvero capace di essere il terzo attore sulla scena internazionale? o piuttosto non è uscita dalla "guerra del coronavirus" schiacciata sotto violente recriminazioni, accuse e offese, dimenticandosi degli ultimi, dei lavoratori, dei disoccupati?
Con l'Eurogruppo di stanotte, la solidarietà europea ha fallito nuovamente il suo appuntamento con la storia. Olanda e Germania si sono dimostrati incapaci di ascoltare le richieste specifiche dei paesi dell'Europa meridionale per "non dare soldi alla Mafia". Qualcuno mi ha dato del nazionalista. Ma non è "nazionalismo" quello di un'Olanda che vota due mozioni parlamentari contrarie non solo agli Eurobond ma anche a qualunque attenuazione del MES? non è "nazionalismo" la famiglia disfunzionale di 27 nazioni che ragionano come 27 piccoli cuori separati, che non si fidano gli uni degli altri, piuttosto che come un unico grande cuore? non è stato "nazionalismo" l'aver spezzato le reni alla Grecia?
La verità è che un'Europa migliore di questa non esisterà mai. Perché i Grandi che avevano pensato l'Europa hanno lasciato lo spazio a piccoli o mediocri rappresentanti. Ci tendono il MES, il diabolico Fondo salva Stati. Con condizionalità "soft". Niente Troika a dettare come fare politica ma un monitoraggio "light" da parte dello stesso MES e della Commissione Europea, che verificheranno l'uso delle risorse per pagare le spese sanitarie, e non per aiutare imprese e famiglie. Perché "i Governi dell'Europa meridionale sarebbero irresponsabili, ed il blocco del Nord ha bisogno di garanzie". Niente interessi né limiti da rispettare su deficit e debito (per adesso) - il Patto di Stabilità e Crescita è al momento sospeso, ma la restituzione delle risorse prelevate in cinque/dieci anni. Infine, se l'Italia prendesse quei soldi, il debito che ne nascerebbe verso l'Europa sarebbe privilegiato rispetto al proprio debito pubblico (questo prevede oggi lo Statuto del MES) - debito pubblico la cui emissione sarà essenziale per finanziare gli aiuti ad imprese e famiglie, e per riavviare l'economia.
Perché, mentre nel cuore dell'Impero (negli States) si fa politica monetaria, in Europa si parla di prestiti? La lezione che vogliono insegnare crucchi e tulipani a noi italioti è: "ciascun paese è nudo e solo dinnanzi ai propri problemi".
Il Piano SURE (la cassa integrazione europea)? l'altra falsa risposta resasi necessaria alle critiche di eccessivo rigorismo dimostrato in sede di Consiglio UE, ma che invero è anch'esso un piano di prestiti a fronte di sottoscrizione di garanzie, e non un finanziamento a fondo perduto. "SURE", come "Sicuro": dateci sangue, lavoro e risparmi che noi vi facciamo l'elemosina!
SURE e MES sono un'ipoteca sul futuro che ci farà perdere tutte le nostre certezze perché, sostanziandosi in debito della peggior specie, aprirebbero la porta alla richiesta di pesanti sacrifici al nostro Paese e ad un ulteriore avvitamento dell'economia italiana, rischiando di non uscirne più. Il disegno è ormai chiaro: approfittare di questa crisi per "disciplinarci definitivamente" con due strumenti che saranno un formidabile guinzaglio. Cito un grande amico: "quello che [i tedeschi] non sono riusciti a fare con due guerre mondiali, lo stanno ottenendo con l'economia".
Ricordiamoci che il futuro è quello in cui cresciamo i nostri figli. Noi siamo già la "generazione decrescente" perché stiamo peggio dei nostri padri. I nostri figli staranno peggio di noi, ma a differenza nostra non potranno contare su di noi, come noi stiamo contando su nonni e genitori.
Se nella sua notte più profonda, nella crisi più grave di tutte dai tempi del Secondo Dopoguerra, nata come emergenza sanitaria e in poche settimane diventata emergenza economica e sociale al contempo, l'Europa fatica ancora una volta a dare un forte segnale di solidarietà, allora finirà con l'uscirne fortemente indebolita anche verso gli altri attori globali (States e Cina), e le persone a tutti i livelli di istruzione finiranno per chiedersi: allora a cosa serve l'Europa?
domenica 22 marzo 2020
Aprite gli occhi, disse John Titor
Quella che è stata definita ieri sera dal premier Giuseppe Conte e ribadita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - ovvero un "un doloroso percorso" che sta rappresentando e rappresenterà "la crisi più difficile che il (Bel) Paese sta vivendo dal Secondo Dopoguerra" - è una condizione che molti non hanno ancora appieno compreso. Non sono qui a ribadire di "rimanere a casa per il bene proprio, dei propri familiari e della collettività tutta", né a sbraitare di "non assaltare i supermercati perché non ci stiamo avviando verso un'apocalisse nucleare o zombie"... No. Voglio solo far riflettere tutti, compresi i Governanti, che l'impatto sull'economia italiana sarà devastante, e - sebbene visibile già oggi con i prezzi dei beni primari che stanno registrando aumenti tra speculazioni e normalissimi rincari dovuti all'improvviso aumento della domanda - non risulterà chiaramente comprensibile se non dopo parecchi mesi dalla conclusione della pandemia (termine che invero è incerto e sembra spostarsi sempre più in avanti). Sarà probabilmente la più grave dal tempo dei nostri padri e quel che è più preoccupante è che non proviene dal crollo di Wall Street, dalla speculazione sui mutui subprime, dall'impennata del prezzo del greggio, dalla recessione di qualche grande nazione... No, deriva da un nemico invisibile che, oltre alla mortalità, sta già facendo esplodere tutti gli elementi delle precedenti crisi in un'unica colossale depressione globale.
Il D.L. "Cura Italia" con i suoi 25 miliardi di euro di stanziamento è praticamente una "manovra economica bis" tutta chiaramente finanziata in deficit. Interi settori sono praticamente fermi (alberghiero-turistico, ristorazione, cantieristica, sport...), e lo saranno per molto tempo ancora dopo la conclusione della pandemia. Altri stanno funzionando in forte contrazione (trasporti, servizi essenziali, editoria, commercio...). Dall'inizio dell'epidemia (quando cioé non era ancora pandemia) si è registrata ad oggi una perdita di 180 miliardi nella sola Piazza Affari. I punti di PIL che perderemo in Italia e in Europa viaggeranno a due cifre. Soldi, reali o nominali che siano, che richiederanno decenni per essere recuperati e frattanto genereranno disoccupazione, fame, insicurezza, incertezza e sfiducia.
Sì, per avere salva la vita accetteremo tutti di essere un po' più poveri, compresi i tanti sciacalli che stanno lucrando su mascherine e igienizzanti (chiaramente meno le mafie, che per decenni hanno investito in: smaltimento rifiuti, trasporti, pompe funebri, distribuzione di generi alimentari e di pulizia). Ma, Covid-19 dovrebbe far riflettere l'Italia sul ritardo dell'infrastruttura telematica (siamo al 19° posto in Europa, peggio di noi solo bulgari, rumeni e greci); sulle carenze di smart working ed e-learning (anche in questi l'Italia si colloca in fondo alla classifica europea, stante il fatto che solo il 58% delle aziende e delle scuole di ogni ordine e grado è risultata realmente pronta al balzo su larga scala da un giorno all'altro); sui tagli e le sforbiciate alla sanità fatti dai governi precedenti tra il 2010 e il 2019 pari a circa 37 miliardi di euro (cfr Report Osservatorio GIMBE n. 7/2019); sul fatto che oggi in Italia ci sono ben 3,7 milioni di lavoratori irregolari, con quasi l'80% del fenomeno concentrato al Meridione (cfr stime CGIA), invisibili al fisco ma anche agli ammortizzatori sociali; sul fatto che siamo la "generazione decrescente", ovvero la prima che sta peggio dei propri padri: precaria o mal pagata, scarsamente valorizzata seppure spesso più qualificata, senza prospettive di pensione e con meno prime case di proprietà; sul fatto che all'aumentata incertezza di arrivare a fine mese si è aggiunta la paura per il futuro dei nostri figli; sul fatto che l'ambiente merita più attenzione (la position paper della SIMA ha dimostrato una correlazione tra diffusione del virus e inquinamento da particolato atmosferico); sul fatto che nel grande condòminio che è la nostra società, si sono affacciati "nuovi eroi", ovvero medici ed infermieri, corrieri ed autotrasportatori, cassieri, forze dell'ordine e operatori ecologici, cioé tutti coloro che stanno sostenendo l'emergenza e portando avanti il "rallentato motore produttivo del Paese", e che sicuramente meriteranno in futuro maggiori riconoscimenti e tutele.
Questa situazione ci sia da monito per il futuro. Dobbiamo costruire un Paese più solido e forte, rivedendo le priorità del nostro welfare - in atto completamente sbilanciato verso l'assistenza agli anziani (che sono paradossalmente quelli che soffrono meno la dimensione economica di questa crisi), malattia e disabilità - a favore delle PMI e dei giovani (e non), in special modo quelli impiegati nel lavoro nero. Ma soprattutto dovrebbe far riflettere a tutti gli effetti devastanti che vent'anni di cessioni di sovranità hanno causato alla nostra nazione.
È indispensabile riprendere la sovranità monetaria e rimettere in circolo volumi di cartomoneta, a costo di generare inflazione (che peraltro, come la Curva di Phillips insegna, aiuterebbe a ridurre la disoccupazione). Certo, anche il reddito di cittadinanza andrebbe ripensato e rimodulato sulle nuove esigenze reali delle famiglie (il Presidente dell'INPS Pasquale Tridico ha proposto di trasformarlo in un reddito di base per tutti coloro che, a causa della pandemia, hanno perso il lavoro od hanno subito una sostanziale riduzione del reddito), ma la tanto sbandierata sospensione del Patto di stabilità europeo non è affatto sufficiente. Battere una moneta parallela, nazionale, circolante, a corso forzoso (la vecchia e buona Lira, che forse non sarà spendibile a New York, né a Parigi, né a Pechino ma sicuramente ci permetterà di tornare a galla, come fu il Rentenmark per la Germania negli anni che hanno preceduto la II Guerra Mondiale), ovvero emettere BTP da far assorbire alla Banca Centrale, invece ci aiuterebbero tanto ad immettere liquidità nel sistema, laddove i malefici aiuti da BCE e MES ci porterebbero soltanto ad una crisi sul debito pubblico e al rischio di future infrazioni europee. Perché BCE e MES non sono il "Piano Marshall" e, finita la tempesta, l'Italia sarà chiamata a rientrare dai prestiti ricevuti, rischiando di scivolare in una crisi di solvibilità senza fine.
E ancora un'altra piccola cosa su cui riflettere: la quarantena obbligata ci sta facendo apprezzare la voglia di cose lungamente ignorate. Noi, popolo dell'e-commerce, dello streaming, del KM 0, della socialità su Facebook, che per tanto tempo abbiamo cercato di avere amici e cose comodamente seduti sul divano di casa, ci stiamo rendendo conto all'improvviso che invece vorremmo andare al cinema, allo stadio, al teatro, al parco, frequentando persone vere. Eppure chi, all'indomani del coronavirus, tornerà al bar o in pizzeria a mescolarsi, come se niente fosse accaduto, con gli altri? Chissà per quanto invece terremo le distanze sociali e andremo a lavoro con guanti e mascherine! E ci saranno cambiamenti che potranno essere per sempre.
Covid-19 ha mostrato i limiti della politica occidentale, e forse anche della democrazia. È probabile che il mondo avrà una politica diversa, perché tutto ciò che valeva fino a metà febbraio già adesso sembra vecchissimo e fallimentare. La "guerra del coronavirus" (una guerra senza bombardamenti, ma pur sempre una guerra) ci renderà meno liberi, più schiavi e più attenti, e cambierà gli equilibri politico-economici a livello globale, generando nuovi assetti. Pechino ha messo in campo un piano eccezionale d'intervento mostrando al mondo intero di disporre del potere assoluto sui propri cittadini e sulle loro relazioni sociali, economiche e familiari; il potere comunista-capitalista ha mostrato una impressionante strategia di reazione che in Occidente non abbiamo (lo dimostra il menefreghismo imperante di chi non rispetta i precetti, in nome di una Costituzione che neanche conosce). La Cina, potenziale untore del pianeta, rischia di diventare seriamente il nuovo padrone del mondo. Forse anche la circolarità della vita ne risulterà stravolta: eravamo abituati alla primavera, alla fine dell'anno scolastico, alle vacanze estive, al rientro sui banchi in settembre, al Natale e alla ripartenza quando ricominciava tutto uguale. No. Il meccanismo si può inceppare. Ridefinendo la nostra percezione del tempo. E ne abbiamo preso atto tutti insieme, contemporaneamente.
Per un po' almeno.
Perché la memoria dell'uomo è sempre a breve termine. L'uomo non impara dai suoi errori e certamente tra tre o quattro decenni li ripeterà. L'esperienza non la utilizziamo per prevenire, cambiare, modificare gli eventi collettivi o individuali, e ben presto chi cercherà di rammentare verrà additato come colui che griderà "al lupo! al lupo!".
Il D.L. "Cura Italia" con i suoi 25 miliardi di euro di stanziamento è praticamente una "manovra economica bis" tutta chiaramente finanziata in deficit. Interi settori sono praticamente fermi (alberghiero-turistico, ristorazione, cantieristica, sport...), e lo saranno per molto tempo ancora dopo la conclusione della pandemia. Altri stanno funzionando in forte contrazione (trasporti, servizi essenziali, editoria, commercio...). Dall'inizio dell'epidemia (quando cioé non era ancora pandemia) si è registrata ad oggi una perdita di 180 miliardi nella sola Piazza Affari. I punti di PIL che perderemo in Italia e in Europa viaggeranno a due cifre. Soldi, reali o nominali che siano, che richiederanno decenni per essere recuperati e frattanto genereranno disoccupazione, fame, insicurezza, incertezza e sfiducia.
Sì, per avere salva la vita accetteremo tutti di essere un po' più poveri, compresi i tanti sciacalli che stanno lucrando su mascherine e igienizzanti (chiaramente meno le mafie, che per decenni hanno investito in: smaltimento rifiuti, trasporti, pompe funebri, distribuzione di generi alimentari e di pulizia). Ma, Covid-19 dovrebbe far riflettere l'Italia sul ritardo dell'infrastruttura telematica (siamo al 19° posto in Europa, peggio di noi solo bulgari, rumeni e greci); sulle carenze di smart working ed e-learning (anche in questi l'Italia si colloca in fondo alla classifica europea, stante il fatto che solo il 58% delle aziende e delle scuole di ogni ordine e grado è risultata realmente pronta al balzo su larga scala da un giorno all'altro); sui tagli e le sforbiciate alla sanità fatti dai governi precedenti tra il 2010 e il 2019 pari a circa 37 miliardi di euro (cfr Report Osservatorio GIMBE n. 7/2019); sul fatto che oggi in Italia ci sono ben 3,7 milioni di lavoratori irregolari, con quasi l'80% del fenomeno concentrato al Meridione (cfr stime CGIA), invisibili al fisco ma anche agli ammortizzatori sociali; sul fatto che siamo la "generazione decrescente", ovvero la prima che sta peggio dei propri padri: precaria o mal pagata, scarsamente valorizzata seppure spesso più qualificata, senza prospettive di pensione e con meno prime case di proprietà; sul fatto che all'aumentata incertezza di arrivare a fine mese si è aggiunta la paura per il futuro dei nostri figli; sul fatto che l'ambiente merita più attenzione (la position paper della SIMA ha dimostrato una correlazione tra diffusione del virus e inquinamento da particolato atmosferico); sul fatto che nel grande condòminio che è la nostra società, si sono affacciati "nuovi eroi", ovvero medici ed infermieri, corrieri ed autotrasportatori, cassieri, forze dell'ordine e operatori ecologici, cioé tutti coloro che stanno sostenendo l'emergenza e portando avanti il "rallentato motore produttivo del Paese", e che sicuramente meriteranno in futuro maggiori riconoscimenti e tutele.
Questa situazione ci sia da monito per il futuro. Dobbiamo costruire un Paese più solido e forte, rivedendo le priorità del nostro welfare - in atto completamente sbilanciato verso l'assistenza agli anziani (che sono paradossalmente quelli che soffrono meno la dimensione economica di questa crisi), malattia e disabilità - a favore delle PMI e dei giovani (e non), in special modo quelli impiegati nel lavoro nero. Ma soprattutto dovrebbe far riflettere a tutti gli effetti devastanti che vent'anni di cessioni di sovranità hanno causato alla nostra nazione.
È indispensabile riprendere la sovranità monetaria e rimettere in circolo volumi di cartomoneta, a costo di generare inflazione (che peraltro, come la Curva di Phillips insegna, aiuterebbe a ridurre la disoccupazione). Certo, anche il reddito di cittadinanza andrebbe ripensato e rimodulato sulle nuove esigenze reali delle famiglie (il Presidente dell'INPS Pasquale Tridico ha proposto di trasformarlo in un reddito di base per tutti coloro che, a causa della pandemia, hanno perso il lavoro od hanno subito una sostanziale riduzione del reddito), ma la tanto sbandierata sospensione del Patto di stabilità europeo non è affatto sufficiente. Battere una moneta parallela, nazionale, circolante, a corso forzoso (la vecchia e buona Lira, che forse non sarà spendibile a New York, né a Parigi, né a Pechino ma sicuramente ci permetterà di tornare a galla, come fu il Rentenmark per la Germania negli anni che hanno preceduto la II Guerra Mondiale), ovvero emettere BTP da far assorbire alla Banca Centrale, invece ci aiuterebbero tanto ad immettere liquidità nel sistema, laddove i malefici aiuti da BCE e MES ci porterebbero soltanto ad una crisi sul debito pubblico e al rischio di future infrazioni europee. Perché BCE e MES non sono il "Piano Marshall" e, finita la tempesta, l'Italia sarà chiamata a rientrare dai prestiti ricevuti, rischiando di scivolare in una crisi di solvibilità senza fine.
E ancora un'altra piccola cosa su cui riflettere: la quarantena obbligata ci sta facendo apprezzare la voglia di cose lungamente ignorate. Noi, popolo dell'e-commerce, dello streaming, del KM 0, della socialità su Facebook, che per tanto tempo abbiamo cercato di avere amici e cose comodamente seduti sul divano di casa, ci stiamo rendendo conto all'improvviso che invece vorremmo andare al cinema, allo stadio, al teatro, al parco, frequentando persone vere. Eppure chi, all'indomani del coronavirus, tornerà al bar o in pizzeria a mescolarsi, come se niente fosse accaduto, con gli altri? Chissà per quanto invece terremo le distanze sociali e andremo a lavoro con guanti e mascherine! E ci saranno cambiamenti che potranno essere per sempre.
Covid-19 ha mostrato i limiti della politica occidentale, e forse anche della democrazia. È probabile che il mondo avrà una politica diversa, perché tutto ciò che valeva fino a metà febbraio già adesso sembra vecchissimo e fallimentare. La "guerra del coronavirus" (una guerra senza bombardamenti, ma pur sempre una guerra) ci renderà meno liberi, più schiavi e più attenti, e cambierà gli equilibri politico-economici a livello globale, generando nuovi assetti. Pechino ha messo in campo un piano eccezionale d'intervento mostrando al mondo intero di disporre del potere assoluto sui propri cittadini e sulle loro relazioni sociali, economiche e familiari; il potere comunista-capitalista ha mostrato una impressionante strategia di reazione che in Occidente non abbiamo (lo dimostra il menefreghismo imperante di chi non rispetta i precetti, in nome di una Costituzione che neanche conosce). La Cina, potenziale untore del pianeta, rischia di diventare seriamente il nuovo padrone del mondo. Forse anche la circolarità della vita ne risulterà stravolta: eravamo abituati alla primavera, alla fine dell'anno scolastico, alle vacanze estive, al rientro sui banchi in settembre, al Natale e alla ripartenza quando ricominciava tutto uguale. No. Il meccanismo si può inceppare. Ridefinendo la nostra percezione del tempo. E ne abbiamo preso atto tutti insieme, contemporaneamente.
Per un po' almeno.
Perché la memoria dell'uomo è sempre a breve termine. L'uomo non impara dai suoi errori e certamente tra tre o quattro decenni li ripeterà. L'esperienza non la utilizziamo per prevenire, cambiare, modificare gli eventi collettivi o individuali, e ben presto chi cercherà di rammentare verrà additato come colui che griderà "al lupo! al lupo!".
ONU e CEE sono nati all'indomani della II Guerra Mondiale onde consentire, in nome del pluralismo, non discriminazione, tolleranza, giustizia, solidarietà e uguaglianza, una risoluzione pacifica delle controversie internazionali e promuovere la collaborazione tra gli stati sovrani. Eppure gli aiuti ci arrivano da Cina, Russia e Cuba, laddove Francia e Germania, i padroni d'Europa - nata più per "smanie di grandezza che per reale solidarietà", avevano tentato di bloccare l'export di dispositivi di protezione, ed Olanda e Finlandia, il fronte del Nord, pretendono il MES alle condizionalità previste dai trattati. Come ho detto a qualcuno qualche giorno addietro, "da una crisi come quella che sta nascendo ci si può svegliare solo sotto una nuova dittatura, o un nuovo miracolo economico".
Premesso che Economia e Politica sono scienze umane non esatte, le risposte alle mie domande arriveranno tra qualche tempo. Magari farò ammenda perché ho sbagliato, esagerando. Magari avrò avuto ragione. Il tempo, solo il tempo ce lo dirà.
venerdì 18 agosto 2017
Scoperta una terrificante collezione di scheletri nelle cantine di un ex-orfanotrofio di Londra
L'alchimia, considerata da molti il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico, è in realtà un'antica scienza che si espresse attraverso il linguaggio di svariate discipline come la chimica, l'astrologia, la metallurgia, la medicina, la filosofia e l'esoterismo. Diversi erano gli obiettivi che si proponevano gli alchimisti: conquistare l'onniscienza (ovvero raggiungere il massimo della conoscenza in tutti i campi); creare la panacea universale (un rimedio cioé per curare tutte le malattie), generare e prolungare indefinitamente la vita; trasmutare le sostanze dall'una all'altra, etcetera. Fino al XVIII sec., l'alchimia era considerata una scienza razionale; pare che persino Isaac Newton abbia dedicato molto più tempo al suo studio che a quello dell'ottica o della fisica, così come anche Francesco Bacone e San Tommaso d'Aquino, e tanti altri dotti, artisti come il Parmigianino, e persino personalità politiche. Col tempo però, complici anche i legami con le Società Segrete, praticare l'alchimia volle dire essere eretici, una specie di stregone, scesi a patti col Diavolo. In tal senso, eminenti alchimisti furono Flamel, Paracelso, il Conte di Cagliostro e il Principe di Sansevero.
Su Flamel (1330-1418), sconosciuto ai più, non c'è molto da dire, sennonché pare che assieme a sua moglie Perenelle abbia ottenuto l'immortalità! Avendo lavorato fin da giovanissimo come scrivano a Parigi, ad un certo punto pare abbia ricevuto da un vecchio rabbino un libro misterioso, un grimorio scritto da un antico personaggio noto come Abramelin il Mago. Flamel dedicò la sua vita al tentativo di comprendere il testo e i suoi segreti perduti, viaggiando per le università di tutto il mondo conosciuto, finché a Santiago de Compostela incontrò un misterioso maestro ebreo che lo aiutò a tradurlo, ottenendo il segreto dell'elisir di lunga vita...
Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim (1493-1541) detto Paracelso, fu una delle figure più rappresentative del Rinascimento. Figlio di una serva, si stabilì col padre in Austria. Fu da suo padre, medico, che egli ricevette i primi insegnamenti in medicina e in chimica. In seguito, sotto l'abate Giovanni Tritemio, studiò alchimia ed occultismo. La sua vita fu estremamente movimentata: intraprese lunghi vagabondaggi che lo portarono in ogni dove in Europa, fino a quando, nel 1527 gli fu offerta la cattedra di medicina all'Università di Basilea. Tuttavia, a causa del suo carattere polemico e alla sua aperta opposizione sia alla medicina tradizionale che alla nuova medicina nascente, fu allontanato dall'ambiente accademico. Paracelso, riconoscendo che esistono rimedi specifici per ogni singola malattia, con la logica che "ciò che ammala può anche guarire", e secondo la dottrina che "il corpo, per sua costituzione, è sano e perfetto, e ciò che lo rende malato è l'insorgenza di disarmonie che possono provenire da: - condizioni climatiche, - infezioni, - tossine, - condizioni ereditarie, - influssi spirituali e - volontà divina, aprì le porte alla chimica come strumento terapeutico e ispirerà anche la moderna omeopatia.
Il Conte di Cagliostro (1743-1795) è probabilmente il più famoso alchimista di tutti i tempi, entrato nella cultura popolare anche grazie al suo "Castello" al centro della famosa avventura animata di Lupin III. Giuseppe Balsamo, conosciuto ai più semplicemente come Cagliostro, palermitano di nascita, cristiano di battesimo ma cultore e divulgatore delle scienze esoteriche, dopo aver predicato e disseminato per tutta Europa i dogmi del suo credo, fu alla fine condannato dalla Santa Inquisizione al carcere perpetuo. Di umili origini e rimasto orfano, fu accolto nell'istituto per orfani di San Rocco dove compì i primi studi. Da quel collegio Giuseppe fuggì più volte, per questo motivo la famiglia pensò bene di affidarlo al convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone, che era annesso all'Ospedale dello Spirito Santo. Grazie a questo collegamento, Giuseppe s'interessò ben presto di erbe medicinali, delle loro proprietà e delle tisane. Non è chiaro se scappò anche dal convento o se semplicemente ne fu dimesso; in ogni caso, a Messina avrebbe conosciuto un certo greco Altotas, con il quale avrebbe viaggiato in Egitto, a Rodi e a Malta, e che lo introdusse nella Massoneria di Rito Egizio. Da lì, la vita di Cagliostro s'intrecciò con quella di personaggi di ogni genere del suo tempo, dall'alta nobiltà del Settecento agli Illuminati, dai protagonisti del mondo letterario, come Goethe, a quelli della mondanità, come Giacomo Casanova. Presentandosi come taumaturgo, guaritore e medico, pare che grazie alla sua sapienza alchemica, potesse trasformare i metalli vili in nobili, ma se davvero avesse scoperto la pietra filosofale, non è dato sapere.
La storia di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero (1710-1771) è senza dubbio più interessante e misteriosa: Gran Maestro della Massoneria napoletana, discendente direttamente da Carlo Magno attraverso il ramo di Oderisio, venne affidato al nonno che lo inviò all'età di dieci anni al Seminario di Roma presso i padri Gesuiti. Da lì uscì solo a vent'anni, con un bagaglio culturale notevolmente superiore a quello solitamente posseduto dai nobili dell'epoca. Per Raimondo era impossibile restringere il suo estro creativo ad un solo oggetto, sicché si cimentò in molteplici campi; ad es. creò gemme artificiali, una tecnica di desalinizzazione dell'acqua di mare, farmaci, etcetera. Il suo genio viene tuttavia ricordato per tre straordinarie invenzioni: il lume perpetuo, che realizzò triturando ossa di cranio umano, ottenendo una mistura che aveva la capacità di bruciare "per tre mesi di seguito"; le sue sconcertanti macchine anatomiche, ovvero dei perfetti scheletri nei quali è possibile osservare molto dettagliatamente l'intero sistema cardiovascolare. Si narra che per realizzarli, Sansevero fece uccidere due suoi servi, un maschio e una femmina, iniettando loro una sostanza che, entranta in circolo, ha metallizzato vene e arterie preservandole dalla successiva decomposizione...
e infine il trio d'eccellenza della Cappella Sansevero, composto dal Cristo velato, dalla Pudicizia e dal Disinganno, tre opere d'arte di straordinaria fattura - in realtà realizzate da scultori professionisti applicando però le conoscenze ermetiche del Principe: il Cristo velato è un Cristo morente interamente ricoperto d'un velo di marmo che fa corpo unico con la statua e con il giaciglio sulla quale è scolpita. Lo straordinario è che le fattezze del Cristo (gli occhi, il naso, la bocca, i muscoli) s'intravedono da sotto il velo! La Pudicizia mostra una giunonica donna nuda ricoperta di un finissimo velo di marmo che ne fa intravedere in ogni dettaglio le sembianze! Il Disinganno mostra un uomo che si divincola in una rete cercando di liberarsene. Ciò che stupisce è che la rete circonda interamente la statua! La leggenda vuole che il processo creato dal Principe fosse il seguente: la statua veniva scolpita e poi posta in una vasca dove veniva ricoperta da un velo, o da una rete, bagnati; su questi veniva versata una soluzione di composizione ignota che, cristallizzando, si sarebbe tramutata in marmo, che si sarebbe unito alla statua, diventando con essa un tutt'uno!
Venendo al titolo del post, pare che
nel 2006, durante la demolizione di un edificio di Londra, nelle fondamenta di un ex-orfanotrofio, è stato scoperto un vero e proprio macabro tesoro: una serie infinita di scheletri e appunti su creature mitiche e fantastiche, scoperte e custodite dallo studioso, esploratore e zoologo Thomas Theodore Merrylin.
Nato nel 1782 da una ricca famiglia aristocratica, Thomas seguì le orme del padre nello studio della storia naturale, viaggiando in tutto il mondo alla ricerca di reperti esotici e misteriosi. Thomas e il padre viaggiarono sino al momento della morte del primo, dopodiché, il figlio divenne un semi-recluso nella grande biblioteca di casa Merrylin a Londra.
Con gli anni, la storia di quest'uomo si è mischiata alla leggenda: nel 1942 (teoricamente all'età di 160 anni) Thomas pare abbia contattato l'Orfanotrofio Tunbridge per donargli la sua enorme casa, a condizione che il seminterrato non fosse mai aperto e la casa non venisse mai venduta.
Sigillata dietro due file di mattoni, la porta della stanza "delle macabre meraviglie" è stata ritrovata solo per caso nel 2006, quando l'edificio fu avviato alla demolizione. Quello che fu scoperto sfida la naturale comprensione del genere umano della Natura che ci circonda. Esseri mitologici, strane bizzarrie e scheletri demoniaci; reperti, relazioni e manoscritti d'epoca, sono le meraviglie che Thomas Theodore Merrylin ci ha lasciato in eredità. Lo studioso era davvero entrato in contatto con "entità diverse" o sono solo geniali artefatti frutto di una capacità artistica, di scultura e modellazione straordinaria?
Ad ogni modo, la sua collezione è in esposizione al Merrylin Cryptid Museum di Londra.
Su Flamel (1330-1418), sconosciuto ai più, non c'è molto da dire, sennonché pare che assieme a sua moglie Perenelle abbia ottenuto l'immortalità! Avendo lavorato fin da giovanissimo come scrivano a Parigi, ad un certo punto pare abbia ricevuto da un vecchio rabbino un libro misterioso, un grimorio scritto da un antico personaggio noto come Abramelin il Mago. Flamel dedicò la sua vita al tentativo di comprendere il testo e i suoi segreti perduti, viaggiando per le università di tutto il mondo conosciuto, finché a Santiago de Compostela incontrò un misterioso maestro ebreo che lo aiutò a tradurlo, ottenendo il segreto dell'elisir di lunga vita...
Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim (1493-1541) detto Paracelso, fu una delle figure più rappresentative del Rinascimento. Figlio di una serva, si stabilì col padre in Austria. Fu da suo padre, medico, che egli ricevette i primi insegnamenti in medicina e in chimica. In seguito, sotto l'abate Giovanni Tritemio, studiò alchimia ed occultismo. La sua vita fu estremamente movimentata: intraprese lunghi vagabondaggi che lo portarono in ogni dove in Europa, fino a quando, nel 1527 gli fu offerta la cattedra di medicina all'Università di Basilea. Tuttavia, a causa del suo carattere polemico e alla sua aperta opposizione sia alla medicina tradizionale che alla nuova medicina nascente, fu allontanato dall'ambiente accademico. Paracelso, riconoscendo che esistono rimedi specifici per ogni singola malattia, con la logica che "ciò che ammala può anche guarire", e secondo la dottrina che "il corpo, per sua costituzione, è sano e perfetto, e ciò che lo rende malato è l'insorgenza di disarmonie che possono provenire da: - condizioni climatiche, - infezioni, - tossine, - condizioni ereditarie, - influssi spirituali e - volontà divina, aprì le porte alla chimica come strumento terapeutico e ispirerà anche la moderna omeopatia.
Il Conte di Cagliostro (1743-1795) è probabilmente il più famoso alchimista di tutti i tempi, entrato nella cultura popolare anche grazie al suo "Castello" al centro della famosa avventura animata di Lupin III. Giuseppe Balsamo, conosciuto ai più semplicemente come Cagliostro, palermitano di nascita, cristiano di battesimo ma cultore e divulgatore delle scienze esoteriche, dopo aver predicato e disseminato per tutta Europa i dogmi del suo credo, fu alla fine condannato dalla Santa Inquisizione al carcere perpetuo. Di umili origini e rimasto orfano, fu accolto nell'istituto per orfani di San Rocco dove compì i primi studi. Da quel collegio Giuseppe fuggì più volte, per questo motivo la famiglia pensò bene di affidarlo al convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone, che era annesso all'Ospedale dello Spirito Santo. Grazie a questo collegamento, Giuseppe s'interessò ben presto di erbe medicinali, delle loro proprietà e delle tisane. Non è chiaro se scappò anche dal convento o se semplicemente ne fu dimesso; in ogni caso, a Messina avrebbe conosciuto un certo greco Altotas, con il quale avrebbe viaggiato in Egitto, a Rodi e a Malta, e che lo introdusse nella Massoneria di Rito Egizio. Da lì, la vita di Cagliostro s'intrecciò con quella di personaggi di ogni genere del suo tempo, dall'alta nobiltà del Settecento agli Illuminati, dai protagonisti del mondo letterario, come Goethe, a quelli della mondanità, come Giacomo Casanova. Presentandosi come taumaturgo, guaritore e medico, pare che grazie alla sua sapienza alchemica, potesse trasformare i metalli vili in nobili, ma se davvero avesse scoperto la pietra filosofale, non è dato sapere.
La storia di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero (1710-1771) è senza dubbio più interessante e misteriosa: Gran Maestro della Massoneria napoletana, discendente direttamente da Carlo Magno attraverso il ramo di Oderisio, venne affidato al nonno che lo inviò all'età di dieci anni al Seminario di Roma presso i padri Gesuiti. Da lì uscì solo a vent'anni, con un bagaglio culturale notevolmente superiore a quello solitamente posseduto dai nobili dell'epoca. Per Raimondo era impossibile restringere il suo estro creativo ad un solo oggetto, sicché si cimentò in molteplici campi; ad es. creò gemme artificiali, una tecnica di desalinizzazione dell'acqua di mare, farmaci, etcetera. Il suo genio viene tuttavia ricordato per tre straordinarie invenzioni: il lume perpetuo, che realizzò triturando ossa di cranio umano, ottenendo una mistura che aveva la capacità di bruciare "per tre mesi di seguito"; le sue sconcertanti macchine anatomiche, ovvero dei perfetti scheletri nei quali è possibile osservare molto dettagliatamente l'intero sistema cardiovascolare. Si narra che per realizzarli, Sansevero fece uccidere due suoi servi, un maschio e una femmina, iniettando loro una sostanza che, entranta in circolo, ha metallizzato vene e arterie preservandole dalla successiva decomposizione...
e infine il trio d'eccellenza della Cappella Sansevero, composto dal Cristo velato, dalla Pudicizia e dal Disinganno, tre opere d'arte di straordinaria fattura - in realtà realizzate da scultori professionisti applicando però le conoscenze ermetiche del Principe: il Cristo velato è un Cristo morente interamente ricoperto d'un velo di marmo che fa corpo unico con la statua e con il giaciglio sulla quale è scolpita. Lo straordinario è che le fattezze del Cristo (gli occhi, il naso, la bocca, i muscoli) s'intravedono da sotto il velo! La Pudicizia mostra una giunonica donna nuda ricoperta di un finissimo velo di marmo che ne fa intravedere in ogni dettaglio le sembianze! Il Disinganno mostra un uomo che si divincola in una rete cercando di liberarsene. Ciò che stupisce è che la rete circonda interamente la statua! La leggenda vuole che il processo creato dal Principe fosse il seguente: la statua veniva scolpita e poi posta in una vasca dove veniva ricoperta da un velo, o da una rete, bagnati; su questi veniva versata una soluzione di composizione ignota che, cristallizzando, si sarebbe tramutata in marmo, che si sarebbe unito alla statua, diventando con essa un tutt'uno!
Venendo al titolo del post, pare che
nel 2006, durante la demolizione di un edificio di Londra, nelle fondamenta di un ex-orfanotrofio, è stato scoperto un vero e proprio macabro tesoro: una serie infinita di scheletri e appunti su creature mitiche e fantastiche, scoperte e custodite dallo studioso, esploratore e zoologo Thomas Theodore Merrylin.
Nato nel 1782 da una ricca famiglia aristocratica, Thomas seguì le orme del padre nello studio della storia naturale, viaggiando in tutto il mondo alla ricerca di reperti esotici e misteriosi. Thomas e il padre viaggiarono sino al momento della morte del primo, dopodiché, il figlio divenne un semi-recluso nella grande biblioteca di casa Merrylin a Londra.
Con gli anni, la storia di quest'uomo si è mischiata alla leggenda: nel 1942 (teoricamente all'età di 160 anni) Thomas pare abbia contattato l'Orfanotrofio Tunbridge per donargli la sua enorme casa, a condizione che il seminterrato non fosse mai aperto e la casa non venisse mai venduta.
Sigillata dietro due file di mattoni, la porta della stanza "delle macabre meraviglie" è stata ritrovata solo per caso nel 2006, quando l'edificio fu avviato alla demolizione. Quello che fu scoperto sfida la naturale comprensione del genere umano della Natura che ci circonda. Esseri mitologici, strane bizzarrie e scheletri demoniaci; reperti, relazioni e manoscritti d'epoca, sono le meraviglie che Thomas Theodore Merrylin ci ha lasciato in eredità. Lo studioso era davvero entrato in contatto con "entità diverse" o sono solo geniali artefatti frutto di una capacità artistica, di scultura e modellazione straordinaria?
Ad ogni modo, la sua collezione è in esposizione al Merrylin Cryptid Museum di Londra.
martedì 18 luglio 2017
Pensiero della sera: cos'è il tempo?
Il tempo si muove in una sola direzione, dando vita ad un presente in costante cambiamento? il passato esiste ancora? se sì, dov'è finito? il futuro è già determinato e ci aspetta, o si crea giorno dopo giorno?
Se il tempo altro non è che la Quarta Dimensione, che dunque ha valore solo perché si basa sulla nostra esperienza umana (come quella del colore, che è solo una nostra forma di percepire le cose), allora il tempo è statico? esiste cioé come una serie di stati interdipendenti e simultaneamente esistenti, governati solo dalla loro probabilità di esistere?
La nostra nozione di tempo deriva dall'osservazione di questi stati? è una nostra pura illusione, al pari di quando osserviamo e misuriamo il mondo subatomico?
L'universo vive nell'Eternità: è in sviluppo continuo nell'attimo presente e il tempo è solo un parametro matematico dei cambiamenti. Noi facciamo esperienza dei cambiamenti che accadono attraverso il modello lineare del "passato-presente-futuro", che tuttavia è solo un costrutto della mente umana.
Vivere nella Quarta Dimensione vuol dire allora vivere simultaneamente nell'Eternità?
Vedere scorrere tutto insieme presente, passato e futuro... oh mio Dio!
Se il tempo altro non è che la Quarta Dimensione, che dunque ha valore solo perché si basa sulla nostra esperienza umana (come quella del colore, che è solo una nostra forma di percepire le cose), allora il tempo è statico? esiste cioé come una serie di stati interdipendenti e simultaneamente esistenti, governati solo dalla loro probabilità di esistere?
La nostra nozione di tempo deriva dall'osservazione di questi stati? è una nostra pura illusione, al pari di quando osserviamo e misuriamo il mondo subatomico?
L'universo vive nell'Eternità: è in sviluppo continuo nell'attimo presente e il tempo è solo un parametro matematico dei cambiamenti. Noi facciamo esperienza dei cambiamenti che accadono attraverso il modello lineare del "passato-presente-futuro", che tuttavia è solo un costrutto della mente umana.
Vivere nella Quarta Dimensione vuol dire allora vivere simultaneamente nell'Eternità?
Vedere scorrere tutto insieme presente, passato e futuro... oh mio Dio!
martedì 26 luglio 2016
Il Mundaneum, ovverosia il web analogico
No, dici, ce lo sapevi che ben prima dell'avvento dei PC e della grande Rete, di Google e delle app per smartphone (che permettono - sbracati from your sofà - di wikipedàre qualunque cosa, ottenendo subitamente la risposta cercata), un tale Paul Otlet, belga, già all'inizio del XX sec. aveva realizzato un Repertorio Bibliografico Universale che raccoglieva tutto il sapere (non solo libri e documenti, ma anche foto, immagini, rapporti, articoli di giornale e manufatti), e che permetteva a chiunque, dietro pagamento, di porre una richiesta via lettera o telegrafo ed ottenere in breve tempo la risposta?
Paul Otlet era un nerd ante-litteram: nacque a Bruxelles nel 1868 e, per tutta la sua vita, non vide mai un computer, principalmente perché non li avevano ancora inventati. Nato da un'agiata famiglia, ricevette - come si usava al tempo - un'istruzione a domicilio con tutori altamente preparati. Si laureò in Legge e prese moglie. Ma un tarlo lo perseguitava: da vero pioniere dell'informazione qual era, immaginava un sistema che potesse permettere di scambiare informazioni, preventivamente archiviate e richiamabili tramite riferimenti incrociati.
Con l'amico Henri La Fontaine, anch'egli avvocato, mise su quello che oggi definiremmo un motore di ricerca analogico: un sistema di classificazione applicabile ad ogni tipo di documento e supporto, che permetteva di collegare i concetti gli uni agli altri!
Grazie ai finanziamenti del Governo belga, i due diedero vita, in un edificio governativo di Bruxelles, al Mundaneum, il Répertoire Bibliografique Universel, con oltre 15 milioni di voci; venne assunto personale - specialmente femminile - per dare seguito alle richieste di ricerca pervenute da tutto il mondo: al top della sua popolarità il Mundaneum riceveva fino a 1.500 domande l'anno che coprivano i campi più svariati!
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| il Mundaneum all'epoca |
Ma... nel 1940 le divisioni corazzate tedesche sfondarono le linee difensive belghe; Bruxelles venne occupata e l'edificio che ospitava il Mundaneum divenne un'esposizione sull'arte del Terzo Reich. I crucchi presero 63 tonnellate di documenti raccolti da Otlet in una vita di lavoro e, semplicemente, li distrussero!
Otlet sopravvisse ancora qualche anno per poi morire dimenticato nel 1944... ma la sua visione rese possibile la realizzazione dei sistemi di archiviazione elettronici, dei collegamenti ipertestuali e delle ricerche sui metadata!
Nei suoi schizzi e nelle sue note, aveva prefigurato addirittura sistemi meccanici collegati in una rete globale in cui "tutto sarà registrato a distanza nel momento in cui viene prodotto. Da lontano, chiunque potrà leggere un testo in forma espansa o limitata, parteciparvi, applaudire, cantare in coro".
Quel poco che resta oggi del Mundaneum è stato recuperato e trova spazio nella nuova sede a Mons, dov'è visitabile. Ciò anche grazie a Google che, col supporto del Governo belga, si è fatta carico di mettere in luce il ruolo giocato da Paul Otlet ed Henri La Fontaine, come pionieri dei motori di ricerca.
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| il Mundaneum oggi |
martedì 17 maggio 2016
Luoghi e tempi "altri"
Premesso che non è la prima del suo genere (v. su tutti, i romanzi di Kim Newman e il fumettone di Alan Moore), l'esperienza di Penny Dreadful, serie TV che - riuscita o meno che sia - intreccia le storie immaginarie di personaggi della letteratura horror di fine '800 nella Londra vittoriana (il Dott. Frankenstein e la sua Creatura, Van Helsing, Mina Murray, Dracula e i vampiri, Dorian Gray, il Dott. Jekyll, licantropi, streghe, demoni e forze oscure varie), altro non è che l'ultimo esempio di quella fantasmagorica esigenza che l'uomo moderno pare abbia di riunire, in un unico luogo, tempo o contesto, tutte le invenzioni di un certo qual genere. Come se l'immaginare che le sue fantasie siano davvero esistite in un luogo o in un tempo "altro", contribuisca a fornire loro credibilità e realismo!
A ciò pensavi stamani, mezz'ora dopo l'alba, durante la tua corsetta mattutina per le strade del paese.
Ti sovviene, ad es. Cartoonia, la città immaginaria, gemella di Hollywood, dove vivono tutti i personaggi dei film d'animazione prodotti dall'inizio alla fine del XX sec. Disney, Warner o Hanna-Barbera che siano, e dove dunque - finalmente - Paperino può conversare con Duffy Duck, e Betty Boop ballare e cantare in coppia con Jessica Rabbit.
O la "Terra-di-Mezzo" di tolkeniana memoria, una regione immaginaria dove elfi, nani, gromi, troll, ent, goblin, orchi, hobbit, umani, draghi, etcetera, convivono più o meno pacificamente. La particolarità del mondo di J.R.R. Tolkien è che tutto il suo bestiario è rappresentato nella maniera più classica e tradizionale possibile, a differenza dunque di tutte quelle altre regioni fantastiche (come ad es. le "Quattro Terre" di Terry Brooks), dove invece le predette creature sono reinterpretate ad uso e consumo dell'autore.
Anche la "Narnia" di C.S. Lewis, affettivamente, è una regione immaginaria dove fauni, centauri, minotauri, dèi e dee della natura, satiri, giganti e nani, animali parlanti e fantastici, driadi, ninfee e spiriti vari, vivono fianco a fianco. Con una grande differenza però: laddove Tolkien è profondamente affascinato dalla mitologia nordica, il più cattolico Lewis si è chiaramente ispirato alle credenze dell'area mediterranea.
L"Era Hyboriana" del compianto Robert E. Howard, pur non essendo un luogo ma un tempo, rientra nella casistica qui in trattazione. L'era howardiana, teatro delle avventure di barbari quali Conan e Kull (ma anche dei suoi coevi non howardiani, tipo Starr, Thongor ed Elak), fu un'epoca favolosa e leggendaria cronologicamente posta dopo l'inabissamento di Atlantide, nella quale convivono le suggestioni e i tòpoi più vari: fitte giungle e desolati deserti, zone barbariche popolate da pitti ed esotiche terre orientali che sembrano uscite da Le mille e una notte; città fortificate, villaggi e insediamenti vari che ricordano ora il Basso Medioevo, ora l'Antica Roma, ora l'Antico Egitto. Un tempo, dunque, nel quale coesistono sullo stesso piano epoche storiche differenti e diversissime.
O l'universo di Shrek e del fumetto Vertigo C'era una volta: Fables (ma anche del film I f.lli Grimm e l'incantevole Strega), dove tutti i personaggi delle fiabe e del folklore esistono realmente. In un contesto diverso, va detto, perché, mentre in Shrek i personaggi di fantasia convivono in un mondo medievaleggiante e fatato distinto dal nostro, in Fables, piuttosto, sono costretti ad abbandonare la loro terra natìa, per formare una comunità clandestina a New York, nota come "Favolandia".
O American Gods (2001), il romanzo di Neil Gaiman che racconta del tentativo del dio nordico Odino di riunire tutti gli antichi dèi in una grande guerra contro le nuove divinità; dunque dèi norreni, africani, egizi, nativo-americani, indù... con importanti citazioni di quelli ebraici, romani e greci. Epperò il tutto è privo di un contesto "altro", giacché la novella è ambientata nell'America dei nostri giorni. Qualcosa di analogo fu fatto dallo scrittore belga Jean Ray che, nel capolavoro mancato Malpertuis (1943), costringe tutti gli antichi dèi - ormai squallidi e miserevoli gusci di carne perché dimenticati dagli esseri umani che un tempo li veneravano - a convivere, loro malgrado, in un'antica magione.
Ancora: molti universi fumettistici riuniscono più cliché, magari all'apparenza incompatibili. Nathan Never (che come ogni bonellide che si rispetti è leggibile fino e non oltre l'80° nr), ad es. è principalmente ambientato in una megalopoli costruita su più livelli. Nel livello più basso, diventato una sorta di "terra di nessuno", vi si rifugiano sbandati e reietti di ogni tipo, criminali e mutanti. La "Città" è circondata da un territorio inospitale à la Mad Max, ove si trovano le rovine delle vecchie città, rifiuti tossici e radioattivi, vermi giganti. Sù, le colonie su Marte e sulla Luna, e le stazioni orbitanti, ospitano gli spaziali fuggiti dalla Terra. La tecnologia ha fatto passi da gigante: robot e androidi positronici, astronavi, viaggi nel tempo, realtà virtuale, computer biologici, cloni e mecha giganti... come si vede, le fonti fantascientifiche "saccheggiate" sono le più disparate.
Le serie fumettose come la First Wave di casa DC Comics (chiusa anzitempo) e la più recente Justice Inc. della Dynamite, riprendono invece gli eroi pulp della "Golden Age" (Avenger, Shadow, Doc Savage, il Bat-man à la Kane, i Blackhawk, Spirit, Sandman, Hourman, Johnny Thunder, Black Canary e la tarzanella Rima), facendoli interagire in un'ambientazione noir da Anni Trenta. Personaggi dunque di diversa derivazione editoriale e spesso dimenticati da tempo, ma tutti aventi in comune l'essere stati protagonisti cartacei, radiofonici o letterari dell'intrattenimento popolare durante la Grande Depressione.
Infine, non puoi non citare il tentativo - sebbene grossolano - di riunire in un'unica Mappa tutti i luoghi fantastici, da "Oz" alla "Terra-di-Mezzo", da "Narnia" a "Fantàsia", passando per l"Isola che non c'è", "Lilliput" e il "Paese delle meraviglie"...
A ciò pensavi stamani, mezz'ora dopo l'alba, durante la tua corsetta mattutina per le strade del paese.
Ti sovviene, ad es. Cartoonia, la città immaginaria, gemella di Hollywood, dove vivono tutti i personaggi dei film d'animazione prodotti dall'inizio alla fine del XX sec. Disney, Warner o Hanna-Barbera che siano, e dove dunque - finalmente - Paperino può conversare con Duffy Duck, e Betty Boop ballare e cantare in coppia con Jessica Rabbit.
O la "Terra-di-Mezzo" di tolkeniana memoria, una regione immaginaria dove elfi, nani, gromi, troll, ent, goblin, orchi, hobbit, umani, draghi, etcetera, convivono più o meno pacificamente. La particolarità del mondo di J.R.R. Tolkien è che tutto il suo bestiario è rappresentato nella maniera più classica e tradizionale possibile, a differenza dunque di tutte quelle altre regioni fantastiche (come ad es. le "Quattro Terre" di Terry Brooks), dove invece le predette creature sono reinterpretate ad uso e consumo dell'autore.
Anche la "Narnia" di C.S. Lewis, affettivamente, è una regione immaginaria dove fauni, centauri, minotauri, dèi e dee della natura, satiri, giganti e nani, animali parlanti e fantastici, driadi, ninfee e spiriti vari, vivono fianco a fianco. Con una grande differenza però: laddove Tolkien è profondamente affascinato dalla mitologia nordica, il più cattolico Lewis si è chiaramente ispirato alle credenze dell'area mediterranea.
L"Era Hyboriana" del compianto Robert E. Howard, pur non essendo un luogo ma un tempo, rientra nella casistica qui in trattazione. L'era howardiana, teatro delle avventure di barbari quali Conan e Kull (ma anche dei suoi coevi non howardiani, tipo Starr, Thongor ed Elak), fu un'epoca favolosa e leggendaria cronologicamente posta dopo l'inabissamento di Atlantide, nella quale convivono le suggestioni e i tòpoi più vari: fitte giungle e desolati deserti, zone barbariche popolate da pitti ed esotiche terre orientali che sembrano uscite da Le mille e una notte; città fortificate, villaggi e insediamenti vari che ricordano ora il Basso Medioevo, ora l'Antica Roma, ora l'Antico Egitto. Un tempo, dunque, nel quale coesistono sullo stesso piano epoche storiche differenti e diversissime.
O l'universo di Shrek e del fumetto Vertigo C'era una volta: Fables (ma anche del film I f.lli Grimm e l'incantevole Strega), dove tutti i personaggi delle fiabe e del folklore esistono realmente. In un contesto diverso, va detto, perché, mentre in Shrek i personaggi di fantasia convivono in un mondo medievaleggiante e fatato distinto dal nostro, in Fables, piuttosto, sono costretti ad abbandonare la loro terra natìa, per formare una comunità clandestina a New York, nota come "Favolandia".
O American Gods (2001), il romanzo di Neil Gaiman che racconta del tentativo del dio nordico Odino di riunire tutti gli antichi dèi in una grande guerra contro le nuove divinità; dunque dèi norreni, africani, egizi, nativo-americani, indù... con importanti citazioni di quelli ebraici, romani e greci. Epperò il tutto è privo di un contesto "altro", giacché la novella è ambientata nell'America dei nostri giorni. Qualcosa di analogo fu fatto dallo scrittore belga Jean Ray che, nel capolavoro mancato Malpertuis (1943), costringe tutti gli antichi dèi - ormai squallidi e miserevoli gusci di carne perché dimenticati dagli esseri umani che un tempo li veneravano - a convivere, loro malgrado, in un'antica magione.
Ancora: molti universi fumettistici riuniscono più cliché, magari all'apparenza incompatibili. Nathan Never (che come ogni bonellide che si rispetti è leggibile fino e non oltre l'80° nr), ad es. è principalmente ambientato in una megalopoli costruita su più livelli. Nel livello più basso, diventato una sorta di "terra di nessuno", vi si rifugiano sbandati e reietti di ogni tipo, criminali e mutanti. La "Città" è circondata da un territorio inospitale à la Mad Max, ove si trovano le rovine delle vecchie città, rifiuti tossici e radioattivi, vermi giganti. Sù, le colonie su Marte e sulla Luna, e le stazioni orbitanti, ospitano gli spaziali fuggiti dalla Terra. La tecnologia ha fatto passi da gigante: robot e androidi positronici, astronavi, viaggi nel tempo, realtà virtuale, computer biologici, cloni e mecha giganti... come si vede, le fonti fantascientifiche "saccheggiate" sono le più disparate.
Le serie fumettose come la First Wave di casa DC Comics (chiusa anzitempo) e la più recente Justice Inc. della Dynamite, riprendono invece gli eroi pulp della "Golden Age" (Avenger, Shadow, Doc Savage, il Bat-man à la Kane, i Blackhawk, Spirit, Sandman, Hourman, Johnny Thunder, Black Canary e la tarzanella Rima), facendoli interagire in un'ambientazione noir da Anni Trenta. Personaggi dunque di diversa derivazione editoriale e spesso dimenticati da tempo, ma tutti aventi in comune l'essere stati protagonisti cartacei, radiofonici o letterari dell'intrattenimento popolare durante la Grande Depressione.
Infine, non puoi non citare il tentativo - sebbene grossolano - di riunire in un'unica Mappa tutti i luoghi fantastici, da "Oz" alla "Terra-di-Mezzo", da "Narnia" a "Fantàsia", passando per l"Isola che non c'è", "Lilliput" e il "Paese delle meraviglie"...
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